Ebbene sì, siamo arrivati al ventesimo nonché ultimo numero di Zine!, la rivista in cui mi ha visto come 'attore e spettatore' per tutti i suoi venti numeri.
Che dire? Finisce col botto questa esperienza, con ottime recensioni, interviste e strisce.
Godetevelo e buona lettura!
Ovviamente a questo link: http://www.fumettisulweb.it/zine-n-20-ultimo-numero/
sabato 22 ottobre 2016
mercoledì 20 luglio 2016
Zine 19
Lo stavate aspettando? Finalmente è uscito!
Cosa? Ma ovviamente il nuovo numero di Zine!!!!!
A questo indirizzo potrete trovare di tutto e di più (compresa una mia intervista a Kaneda e il mio racconto 'Storie di un commesso (non viaggiatore)'.
Buona lettura!
Cosa? Ma ovviamente il nuovo numero di Zine!!!!!
A questo indirizzo potrete trovare di tutto e di più (compresa una mia intervista a Kaneda e il mio racconto 'Storie di un commesso (non viaggiatore)'.
Buona lettura!
sabato 2 aprile 2016
E' uscito il nuovo Zine!!!!!!
... Ed ecco che, passati i canonici tre mesi, sono qui a presentarvi il nuovo numero di Zine!, dove troverete una mia intervista al bravissimo Lele Corvi e un mio racconto breve.
Cos'aspettate? Cliccate subito il link qui sotto e buona lettura!
http://www.fumettisulweb.it/zine-n-18/
mercoledì 30 marzo 2016
Dio su un Harley di Joan Brady
L’avevo letto anni addietro. Me lo ricordavo come un
libro leggero ma con qualche concetto di help-self che non guasta mai. Ed
essendo pure un libro veloce da lettere
(143 pagine di storia che scorre via veloce), perché non dargli un’altra
lettura, ora che sono passati anni e che dovrei essere più maturo e comprendere
meglio certi concetti (ma a chi voglio darla a bere?!?!?)?
Così vai di lettura.Partiamo dai pro: è un libro leggero, di quelli che puoi leggere sotto l’ombrellone. Ci sono concetti profondi ma spiegati in modo molto semplice e veloce. Non sta a dilungarsi su teorie metafisiche, su dinamiche psicologiche spiegate quasi fosse Freud davanti ad un’aula di neo-laureandi, su questioni teologiche che farebbero imbestialire i bigotti e venire il mal di testa a chi usa tutta le sue capacità intellettive per capire chi vincerà lo scudetto quest’anno.
La trama scorre rapida e indolore, dando spessore allo stato d’animo della protagonista e alla sua evoluzione che la porta da donna sottomessa al sistema e ai propri istinti di principessa
Dio è nella classica versione new age, molto hippy e figlio dei fiori. E questo piace e fa sorridere.
Il libro dà dei consigli spicci su come migliorare la propria vita (pochi ma buoni) e fregarsene dei pareri degli altri (non per niente il libro sub-comunica che fai presto a dire ‘ragiono con la mia testa’, ma se segui ogni nuova moda che esce, sei parte del sistema più di quanto immagini).
Ciò che mi ha fatto storcere il naso? È comunque un concepito da una donna e sostanzialmente scritto per le donne. Quindi abbondantemente sentimentale, che ruota più che altro sulle pene d’ammmmore della protagonista e su come uscirne, su come deve essere meno donna-fatale e più donna-genuina. Se da una parte non posso dire nulla perché il tutto è funzionale alla storia, dall’altra (da uomo con peli sul petto e barba incolta) perde punti in quanto ricorda un po’ un romanzetto rosa.
Questo penalizza il libro?
No, perché al di là di questo ‘limite’ c’è una bella morale di fondo, dei buoni consigli da utilizzare, un Dio stiloso che non guasta mai e una lettura piacevole ma al tempo stesso costruttiva.
Si può leggere a vari livelli: per chi vuole leggerlo ad un livello superficiale è una storiella leggera con qualche trovata simpatica mentre per chi vuole cercare piccole e grandi verità sulla vita è un libro profondo e acuto. Ma vi avviso, per chi s’immagina Dio/Gesù ancora come un uomo umile che lava i piedi, fa miracoli meglio di Houdini e resuscita i morti senza essere lo sceneggiatore di Walking Dead è un libro da ‘vade retro Satana’.
mercoledì 23 marzo 2016
Frozen - la colonna sonora
Come annunciato nel post precedente, Frozen ha portato sì
tante persone allo sbadiglio facile e all’ira gratuita per i soldi del
biglietto buttati nel cesso, ma una cosa buona l’ha fatta: la colonna sonora.
… No, non sto parlando di tutta la colonna ma della
canzone ‘ufficiale’: Let it go.E no, non quella in inglese ma una versione che a me ha intrippato non poco: è la versione mixata con tutte le cantanti dei diversi paesi in cui è stato trasmesso il film (ok, non tutte. C’è una versione extended a 42 lingue, rintracciabile sempre su youtube).
Sarà che a me piace ascoltare la musica di tutto il mondo e non mi accontento di quelle che le grandi major discografiche americane ci propinano, fatto sta che questa versione multietnica mi ha emozionato.
Oltretutto, ciliegina sulla torta, a cantarla sono delle
Certo, a ben guardare:
-la tedesca sembra incazzata nera. Secondo me nel fuori-onda si è messa a mordere il microfono per sfogare la rabbia.
-la polacca ha la pettinatura di un yorkshire: si vede che credeva d’interpretare una canzone di Lilly il vagabondo.
-la serba si è confusa: credeva di dover recitare in un film sadomaso. La vedrei bene con frustino e abbigliamento tassativamente in lattice.
-la portoghese vince il premio come miglior interpretazione. Sembra così convinta di essere la protagonista che è quasi un peccato disilluderla. Anche perché l’unico modo che ha per ‘congelare’ un uomo è dirgli che lui è padre del bambino che lei ha in grembo.
-la belga c’ha preso gusto invece. L’ultimo suo sguardo sembra dire: ‘Mò vengo e faccio il culo a tutti’.
-le spagnole? Beh, io sono di parte. A me sentire una ragazza parlare in spagnolo fa sesso. Non so, si vede che in un’altra vita ero un Don Giovanni spagnolo… Peccato che la spagnola è vestita da scolaretta anni ’30 e la catalana da boscaiola.
-in compenso la giapponese la trovo incantevole (e la sua lingua sta proprio bene con questa canzone).
-e l’italiana? Mah, diciamo che l’erba del vicino è sempre più verde. Ma anche lei tutto sommato fa la sua porca figura, dai.
Infine, menzione speciale per l’ungherese. Fa venir voglia di mollare tutto e trasferirsi in Ungheria. L’avrei premiata come miglior cantante anche se fosse stata muta…
mercoledì 24 febbraio 2016
Frozen, il film
Che dire di questo film della Disney? Ho resistito dieci
minuti, poi ho ceduto al lato oscuro del tasto Stop.
Nulla da dire sull’animazione: spettacolare come sempre.È questo brutto vizio di far cantare la protagonista in ogni situazione che mi sta sul gozzo.
Voglio dire, va bene una canzoncina ogni tanto (vuoi mettere quella del Re Leone all’inizio del film? Quella sì che spaccava di brutto). Ma poi dateci tregua!
Ogni passo della tipa era una canzone. Si lava i denti? Vai di canzone. Corre nel corridoio? Via ad un’altra canzone. Va in bagno e intasa il water? E facciamoci su una canzone. E che palle!!!!
Lo ammetto: non posso farci una recensione completa perché non l’ho visto.
Ma ho chiesto in giro e aimè il commento era unanime: graficamente è una meraviglia ma le canzoni rovinano tutto.
Forse va bene per una bambina di 6 anni. Già un bambino storce il naso. Un adulto torna in biglietteria a pretendere i soldi indietro sentendosi truffato.
È un film per bambine. Ne più ne meno.
Quindi fatelo vedere a vostra figlia. E mentre lei se lo gusta con sguardo incantato e sognatore, voi andate a fare l’amore in camera da letto. Anche se avere come sottofondo certe canzoni non è il massimo per stimolare la libido.
Eppure qualcosa di buono è nato da questo film… Ma ve lo
dirò nel prossimo post…
lunedì 15 febbraio 2016
‘Mare mosso bandiera rossa’ di Paolo Cevoli
Ci sono dei libri che faccio fatica a finire. Mi è
capitato poche volte e per svariati motivi. Men che meno leggendo un libro comico
(mi aspetto anzi che scorra via liscio e leggero come un bicchiere di spremuta
all’arancia).
Invece non è stato così per questo libro di Paolo Cevoli.Il romanzo è la storia dell’assessore che ha reso Paolo famoso
in tutta Italia, attraverso Zelig.
Ve lo ricordate? Quello di ‘Fatti, non pugnette’, quello
che farfugliava frasi senza senso, storpiando
le parole e interrompendo il discorso di punto in bianco.
le parole e interrompendo il discorso di punto in bianco.
Ecco, proprio lui che faceva ridere in questa versione
così caricaturale di un politico.
Paolo ha realizzato un racconto (di ben 219 pagine) di
questo personaggio alle prese con i classici problemi da assessore di un
paesino di provincia.
L’idea è anche carina e il modo in cui è scritto (ha messo
su carta quel modo farfugliante in cui si esprimeva sul palco) merita un
encomio per la capacità di sfornare pagine su pagine mantenendo costante quello
stile (che, ammettiamolo, è da fuori di testa. Voglio dire, ci vuole una gran
testa per realizzare 200 pagine inventandosi parole strambe, troncando i discorsi
sul più bello e creando frasi senza senso non solo nei dialoghi ma anche nelle
descrizioni dei luoghi e delle azioni di tutti i personaggi… Non so se lui abbia
scritto il libro prima nell’italiano corrente e poi ha modifica tutto in linguaggio-assessore
o se l’ha realizzato direttamente così. Certo è che tanto di cappello alla sua
creatività).
Ma è proprio questo scrivere così al di fuori dai canoni
la sua maggior pecca: dopo poco diventa pesante la lettura, dato che è un
continuo scervellarsi per capire cosa intende l’autore, per interpretare le
parole ad ogni righe e il significato delle frasi senza capo né coda. È proprio
questo che rallenta la lettura in modo impressionante, col ritmo che cade nel
baratro.
Ecco perché dopo una cinquantina di pagine l’ho abbandonato
(anche se a malincuore perché per principio cerco di finire ogni romanzo: ma
per alcuni è una mission impossibile).
Mi era diventato veramente difficile, pesante, leggerlo.
Mi spiace, perché scrivere in quello stile denota
genialità e una gran fantasia. È l’usare questo gergo da assessore provinciale
analfabeta in ogni sua parte, dal dialogo alle descrizioni ai gesti e pensieri
di ogni personaggio, a renderlo impegnativo nella lettura.
Non aiutano neppure le note a piè di pagina. Anzi,
complicano il tutto perché non solo li si trova quando viene usata parola
gergale o inventata di sana pianta ma anche su parole abituali (dandogli però
una connotazione, a volte, simpatica… Però mettere due o tre note in ogni
pagina rallenta oltre modo la lettura, soprattutto quando queste potrebbero
essere anche evitate, dato che oltre a non fare ridere non hanno senso
d’esistere).
Un buon compromesso, secondo me, sarebbe stato scrivere
in un italiano corretto l’intera storia e lasciare solo i commenti e pensieri
dell’assessore in versione analfabeta/ignorante. Ed ovviamente ridurre le note almeno
della metà.
Un libro, in fondo, che aveva grandi potenzialità, che
denota una mente fuori dall’ordinario (e fuori di testa) nello scrivere, ma che
proprio perché così ‘oltre’ è di difficile lettura.
Peccato.
domenica 17 gennaio 2016
E' uscito il 17° numero di Zine!
Ebbene sì, siamo giunti al 17° numero di Zine!, la rivista di comics più tosta e gratuita del web!
Cos'aspettate ad andare a leggerla?
Basta seguire il link http://www.fumettisulweb.it/zine-n-17/
Ovviamente partecipo anch'io con un racconto breve ed un'intervista al direttore di orgoglionerd.it.
Buon divertimento!!!!
Cos'aspettate ad andare a leggerla?
Basta seguire il link http://www.fumettisulweb.it/zine-n-17/
Ovviamente partecipo anch'io con un racconto breve ed un'intervista al direttore di orgoglionerd.it.
Buon divertimento!!!!
giovedì 7 gennaio 2016
Snoopy and friends – il film dei Peanuts
Che dire? Vado controcorrente.
O meglio, guardo il film con l’ottica di chi ha letto
poco e niente delle strisce dei Peanuts, quindi ho una visione più critica e
meno nostalgica-romantica.Partiamo? E andiamo!
Sostanzialmente è un film per bambini ma che strizza l’occhiolino all’adulto che si identifica con almeno uno dei suoi protagonisti (specialmente in Charlie: un bambino con un senso di rivalsa verso quel mondo che lo deride e sottovaluta… Chi non ha provato i suoi stessi sentimenti almeno una volta?).
Poi ci sono i tanti rimandi alle strisce e a quelle piccole perle che caratterizzano ogni personaggi (la mitica coperta di Linus, il pianoforte di Schroeder ma soprattutto gli scontri tra Snoopy e il Barone Rosso).
Senza contare che il tutto è stato disegnato in modo adorabile e dai colori tenui, impreziosito da alcune trovate simpatiche (tipo i caratteri tipografici sopra la testa di Snoopy mentre scrive a macchina).
Quindi mi è piaciuto?
No. Perché, oltre a essere un film un po’ troppo per bambini (non c’è quella profondità esistenziale e malinconica che avrebbe conquistato, e fatto riflettere, gli adulti), sembra una puntata qualsiasi di una serie animata.
Non so, è come se non fosse un lungometraggio con una trama solida e completa, una trama che spicca su altre produzioni, ma che abbiano preso una puntata qualsiasi di un cartone e l’hanno diluita in un’ora e mezza.
Senza contare che gli scontri aerei di Snoopy, pur essendo visivamente piacevoli e ricchi di azione, sono un po’ troppo presenti (risultando alla lunga noiosi): rubano la scena a quella che dovrebbe essere la storia portante. Mi ha dato l’impressione che avessero scritto la storia principale, poi hanno visto che era troppo breve e allora l’hanno riempita di Snoopy vs Barone Rosso.
Ergo, un film che sicuramente piacerà ai bambini, che farà sorridere i nostalgici ma che, ad un neofita delle strisce non dirà niente.
lunedì 28 dicembre 2015
Everest
Partiamo dalle conclusioni (oggi mi gira così, va).
È un film che terrei nella mia videoteca personale? No.Quindi è brutto? No.
Allora è bello? Ni.
Si lascia guardare? Certo, anche se deve piacere il genere (drammatico) e/o devi adorare la montagna.
Chiuse le conclusioni, passiamo alla recensione vera e propria.
‘Everest’ è un film tratto da una storia vera.
Trama: cavalcando l’onda dei viaggi-avventura, ecco che si aprono le frontiere nello scalare l’Everest anche ai non professionisti (basta avere i soldi e si arriva ovunque, no?).
È così che alcuni alpinisti (con
Ci s’immedesima subito nei protagonisti e nel loro soccombere dinnanzi alla Natura (è lei che ne esce vincitrice, pur non vedendola salire sul podio… Hanno tagliato quello spezzone di film in quanto troppo strappalacrime). Pensare solo di essere a migliaia di metri d’altezza con nessuno che ti viene a salvare e con la neve che lentamente ti gela il corpo, fa rabbrividire (sempre per restare in tema…).
È palese l’attacco del regista a questa filosofia dei viaggi organizzati no-limits (anche se, ammettiamolo, vuoi mettere riunirsi dopo le ferie con gli amici e mentre gli altri se ne escono con ‘Io sono stato ad Ibiza’, ‘Io a Londra’, ‘Io a New York’, salti su e te ne esci con un bel ‘Io ho scalato l’Everest, SFIGATI!!!!’). Ma questo passa in secondo piano davanti alla drammaticità dell’intera vicenda e al perenne dubbio: ‘Chi morirà? Chi sopravvivrà? Scommettiamo un pacchetto di sigarette?’.
C’è da una parte l’aspetto eroico di chi vuole raggiungere la vetta e sentirsi padrone del mondo mentre dall’altro la natura che ride di questa patetica onnipotenza gridando loro un bel ‘Suuuuuca babbei!’.
Il film può essere diviso in due parte: la prima è più una presentazione dei personaggi e una preparazione all’impresa mentre la seconda è un ‘La morte ti ha quasi raggiunto: sei fottuto’. Entrambe hanno una loro ragione di esistere e realizzate in modo tale da non annoiare mai.
Non c’è nessuna storia d’ammmmmmore a rompere le scatole (ne uomini alla Brad Pitt senza magliette e con gli addominali al vento presenti solo per far sbavare le spettatrici), o comunque presentata in modo talmente marginale da non far venire il latte alle ginocchia agli spettatori. C’è solo la natura e l’uomo che vuole dominarla
‘Ma allora se ti è piaciuto così tanto perché non entra nella tua videoteca?’, vi chiederete voi, baldi giovani lettori.
Perché, per quanto l’abbia apprezzato, trovo sia uno di quei film che si guardano una volta sola. Una seconda sarebbe eccessiva, almeno per me, estimatore di Marvel e di American Pie (nessuno è perfetto, no?).
Ergo, guardatelo perché sicuramente merita più di tanti altri film realizzati in questi mesi. E poi si vedrà.
martedì 15 dicembre 2015
Modà – E non c’è mai una fine
Ora, io la vedo così: ci sono gruppi/cantanti che fanno
musica che abbraccia svariati aspetti della vita (vedi Ligabue, Dj Ax, Negrita,
Max Pezzali) e altri che puntano solo alle ragazzine di 13 anni alla loro prima
cotta adolescenziale e alle donne cresciute a pane e principe azzurro sul
cavallo bianco.
Questi ultimi si riconoscono subito: sfornano canzoni
straripanti di frasi fatte, patetiche e scontate. Le loro canzoni, ascoltate
con un minimo di lucidità e di mente critica, fanno sorgere il dubbio che le
abbia scritte una bambina di otto anni come omaggio ai suoi idoli Justin Bieber
e One Direction.Dai, ammettiamolo: la rima cuore-amore te l’aspetti da una ragazzina delle elementari, non da artisti famosi e stra-pagati (vedi Ramazzotti, Antonacci e D’Alessio).
Comunque, non divaghiamo su altri artisti. Torniamo sui Modà.
Un ascoltatore ‘che cerca di andare oltre’, vorrebbe apprezzare delle canzoni profondi, impegnate, che vanno al di là dei cliché e luoghi comuni stra-abusati e stra-usati. E che la mielens-patetica storiella ‘ti amo tanto, dove sei?, soffro tanto, ti amerò per sempre, torna presto’ ha rotto il cazzo!!!
Ci potrebbe anche stare un’ennesima canzone d’amore, ma solo se offri un punto di vista nuovo, inedito, inaspettato. O al massimo mettici un testo poetico, di un certo spessore. Se invece scrivi una sfilza di banalità potrai sì fare allo stadio il pienone di ragazzine preadolescenti ma ciò non significa che hai scritto una bella canzone: solo che rispecchia il (basso) livello di coscienza di chi ti ascolta.
Che poi, mi stra-domando ogni volta (ma so già che nessun artista mi darà niente più che una risposta politicamente corretta, di circostanza): ma possibile che tutti ‘sti artisti parlano sempre e solo d’amore? Cioè, dalle loro canzoni sembrano delle donne mancate (avete presente, quelle che dicono ‘Faccio l’amore solo quando sono innamorata’?), sembra che siano la quint’essenza dall’amor cortese, della purezza d’animo, dell’uomo senza pisello.
Ora, oh voi cantanti, volete dirmi che se vi capita una modella nuda nel camerino e vi supplica di sculacciarla come se fosse una studentessa birichina, voi vi tirate indietro perché ‘O c’è amore o niente: piuttosto vado avanti a vita a pippe’?
Non è che magari, dico magari, siete invece come tutti gli altri uomini (sempre-ingrifati e pronti a saltar addosso a tutte le donne di media-alta buonezza) ma scrivete canzoni d’amore perché vendono di più di una che dice: ‘Oh ragazze ho fatto il cantante per trombare di più, con donne bone che me lo fanno tenere sempre su’ (ho fatto una rima… Sarò mica anch’io un cantante? Oh, adesso faccio una rima cuore-amore e aspetto le mie fan nel camerino)?.
Chiusa la parentesi-sfogo su questi cantanti tutti peace and much love.
Torniamo alla canzone.
Cosa ne penso, a parte il testo? Che il suo modo di cantare allungando le vocali è fastidioso, disturbante: mi ci è voluta molta forza di volontà per ascoltare l’intero pezzo. Poi ho preso la cassa e l’ho gettata fuori dalla finestra.
Peccato perché la musica non è male: a metterci un altro testo, un'altra voce, un altro tono (ok, cambiamo gruppo e facciamo prima) non mi sarebbe neppure dispiaciuta.
È che, ragazzi… Il testo fa proprio cagare. Che ve devo dì?
giovedì 3 dicembre 2015
'Il codice da Vinci' di Dan Brown
Se n’è parlato tanto, pure troppo, in questi anni.
Io l’ho letto tipo sette anni fa e, per ragioni non
importanti da riportare, l’ho riletto ultimamente.Faccio solo due appunti veloci.
-Tanto di cappello a Dan Brown come ha imbastito tutto il thriller che ci sta dietro, con indovinelli su indovinelli, con piste che sembrano sensate e poi invece sono fuorvianti, con colpi di scena in rapida successione in stile fumetto americano. Anche se è scritto in modo approssimativo (scrive bene ma non eccede. Però diciamo che per un libro del genere ci può anche stare: non credo che l’autore punti a vincere il premio Nobel per la letteratura).
-Avendo letto tanti libri (storici) sull’argomento Gesù posso asserire che l’autore
Un libro, insomma, che tutti dovrebbero leggere con attenzione, ma con quell’attenzione di chi ammette che forse perché tanti credono in qualcosa non significa necessariamente che sia vera e che dietro una finta verità se ne nasconde una ben più sconvolgente e realistica.
venerdì 27 novembre 2015
‘L’amore non è polenta’ di Fausto Bertolini
… E poi accade che ti capita tra le mani un libro e lo
compri giusto perché è usato e costa poco, pochissimo, pensando sia uno di quelli
che usi per conciliare il sonno alla sera tarda e invece già dalle prime pagine
scopri che merita più di tanti altir che hai letto in questi mesi.
Già, perché ‘L’amore non è polenta’ è divertente,
realistico, originale, triste, malinconico e scritto maledettamente bene. È uno
di quei libri che mi fanno pensare:‘Cazzo avrei voluto scriverlo io!’.Ma di che cosa parla? È la storia di un sessantacinquenne neo-pensionato che passa le giornate tra la bancherella di libri che gestisce e il padre novantenne ormai fisicamente e mentalmente provato. Il protagonista però sogna il vero amore (o meglio, l’amore ma con una dose massiccia di sesso come contorno). Essendo anni che non sta (biblicamente) con una donna, si iscrive ad un’agenzia di cuori solitari che gli organizza degli incontri tragicomici con donne (anziane). Da questi incontri paradossali l’uomo trae le sue conclusioni sulla vita e sull’amore (e sulla difficoltà di trovarlo) fino a giungere al lieto (ma anche triste) fine.
Ciò che colpisce di più di questo romanzo è la prospettiva da cui viene narrato, ovvero di un pensionato che ha ancora tanta voglia di dare (sia affettivamente che sessualmente), con quell’ironia (e quella voglia di sesso) che ricordano più un ragazzino che non un uomo di una certa età.
Brillante, audace e scanzonatore, il protagonista oscilla tra il voler ‘pucciare il biscotto’ al cercare il vero amore (dove finisce uno e inizia l’altro? Mah…).
Da una parte fa sorridere questa sua voglia ‘di sparare ancora colpi’ (e fa sperare che avremmo anche noi, alla sua età, lo stesso desiderio ed energia) dall’altra però rattrista la sua consapevolezza di essere un uomo ormai anziano che ha paura di restare solo fino alla fine, dato che figli non ne ha (e un padre sulle spalle non migliora la situazione).
È certo un libro che fa divertire ma anche riflettere su come ad una certa età le energie vengono meno e la solitudine è una bestia difficile da gestire quando il corpo incomincia a dare segni di cedimento (età degli acciacchi, delle malattie, delle piccole incombenze economiche da pensionato, di non avere una spalla su cui contare ora che ogni ostacolo è un peso sempre più grande e gravoso).
Ma pur essendo un libro tutto sommato leggero è scritto bene, forse fin troppo: l’autore se ne esce con termini, frasi e romanzi sconosciuti ai più (ciò rallenta leggermente la lettura ma d’altro canto mostra quanto sia acculturato lo scrittore) ma ciò non pregiudica comunque lo scorrimento della storia. Pur passando per leggero (da spiaggia) nasconde in realtà una scrittura arguta e fine e un sotto testo che fa riflettere.
È uno di quei romanzi che sia l’uomo di mezz’età che il giovincello dovrebbero leggere in quanto entrambi troveranno sicuramente spunti di riflessione.
Consigliato. E ho detto tutto.
martedì 17 novembre 2015
Fury
Per quanto non mi piacciano un granché i film di guerra (mi
rimandano sempre alla conclusione che l’uomo è proprio un essere stupido) ciò
non toglie che li guardo perché anche in essi trovo qualche spunto di
riflessione interessante.
Comunque, parliamo di Fury, film incentrato su un
carrarmato e i suoi occupanti, in giro per la Germania nella seconda guerra
mondiale.Ci sono i classici cliché caratteriali dei personaggi: quello cagasotto, il capo figo autoritario ma sensibile e i soldati ‘capatonda’
Il carrarmato è solo un escamotage per raccontare la guerra da una prospettiva inusuale (e per mostrarci la spettacolarità di certi scontri, dove ovviamente l’americano figo e cazzuto ne esce vincente). Si alternano così momenti di azione seguiti da istanti di calma apparente (vedi il ‘pranzo’ nel villaggio).
In film parte bene e continua meglio, con scene che riportano alla crudeltà della guerra e fanno assaporare l’amaro sapore di come ci si deve sentire a viverla, ad esserci dentro.
Il film merita di essere guardato soffermandosi sull’assurdità di ogni conflitto passato, presente e futuro, e su come questo lascia tracce indelebili in chi l’ha vissuto.
Peccato che si concluda il tutto con la solita puttanamericanata in stile Mission Impossibile. Lo scontro finale è esagerato e paradossale, cozzando così con il resto del film iper-realistico, e gli americani fanno come al solito la figura dei supereroi che, con uno stuzzicadenti, una limetta per le unghie e ballando la mazurca con i polsi legati, sgominano i nemici.
E concludo aprendo una parentesi: ma c’era proprio bisogno di mostrare Brad Pitt a petto nudo? Voglio dire, era funzionale alla storia quella scena? O forse è stata messa solo per far sbavare le ragazze/donne in sala? Sì, lo so, brutta bestia l’invidia J
lunedì 9 novembre 2015
inside out
… E poi guardi un film d’animazione e ti accorgi che a
volte anche tra i ‘cartoni’ si trova un piccolo capolavoro, non tanto in trama ma
com’è stato imbastito il tutto, come hanno concepito il mondo in cui è tutto
ambientato e come tante, piccole situazione ed idee sono metafore di qualcosa
di più profondo e su cui riflettere.
‘Inside Out’ è un film per bambini ma con un occhio di
riguardo agli adulti, un film che può essere visto a più livelli, uno più
profondo dell’altro. E non ci vuole un genio o uno psicologo per capire che
dietro a questo film c’è molto più di ciò che mostra in superficie (un banale
‘tentativo di tornare a casa’ dei due protagonisti costernato di difficoltà ed
imprevisti).Se lo si guarda come un qualsiasi film d’animazione, questo scorre veloce senza nessun momento di noia: i personaggi sono ben definiti e anche i comprimari (tanti) non sono lì ‘tanto per’ ma hanno una loro utilità e caratterizzazione.
Ci sono momenti divertenti, avventurosi e commoventi: tutti elementi ben amalgamati, come solo la Pixar sa fare, e al loro giusto posto nell’universo narrativo.
La grafica è ciò che si aspetta da Pixal: pulita, essenziale, d’impatto e ottimamente realizzata (pur mantenendo gli standard del film d’animazione per bambini, ovvero molto fumettoso e colorato).
… E poi ti stupisci di come forse la mente umana si muove proprio così e basterebbe dare più libertà ad una emozione e a ciò che comunica per essere un po’ più sereno e felice ma senza dimenticare le altre, che in fondo sono parte integrale di noi e ci danno a loro modo ciò di cui abbiamo bisogno per crescere.
‘Inside out’ è una grande metafora di cosa si muove dentro di noi, di cosa possediamo e abbiamo dimenticato e di come quest’ultimo sia comunque servito a formarci. Un affresco in fondo leggero e simpatico di un concetto profondo e complesso quanto è appunto la nostra mente e le nostre emozioni in subbuglio.
Non ho molto altro da aggiungere se non che è uno di quei film che meritano di essere guardati: una volta con gli occhi del bambino divertito e l’altro dell’adulto che cerca di leggervi concetti profondi e rivelatori.
domenica 1 novembre 2015
'Un cuore pensante' di Susanna Tamaro
Ultima fatica letteraria di Susanna (che non ha fatto
altro che prendere degli articoli che ha scritto per l’Avvenire, sviluppandoli…
Astuta la ragazza: non si butta via niente, no? Ecologica anche nello scrivere,
non c’è che dire). Raccoglie pensieri, riflessioni, emozioni e ricordi del suo
passato, usando sempre il suo stile che la contraddistingue (delicato, arguto,
sensibile, un po’ da precisina della fungia, se vogliamo).
Passa dalla natura a quando era bambina a Dio alla sua
famiglia alla vita alla società… Senza mai sfiorare l’argomento sesso (io ne ho
letti di suoi libri: e che io ricordi non ne fa amai cenno. O almeno, non al
punto da farmi gridare:’Oddio ne ‘sta parlando: emozione!!!!). In questo romanzo
azzarda solo una cotterella adolescenziale per un ragazzo ma senza entrare nei
particolari. E ciò mi ha sempre stupito. Voi no? Voglio dire, racconti tutta la
tua vita e non parli mai never manco per ‘u cazzo dei tuoi rapporti amorosi? Va
bene la riservatezza… Ma se parli di fatti ben più privati ed incresciosi (vedi
il rapporto con i genitori), perché non sbilanciarsi anche col sesso?Ma vabbè, questa è una mia considerazione trasversale (non che m’interessi sapere quante volte si è fatta sculacciare o si è fatta possedere sopra una lavatrice industriale in funzione a massimo regime; è solo una mia lecita perplessità di lettore).
Per quanto riguarda il libro, lo stile è sempre il suo: c’è a chi piace e chi non lo sopporta. Personalmente quando leggo la Tamaro capisco che è una donna a scrivere, con una certa sensibilità a volte mielosa (un po’ troppo da figlia dei fiori peace and love amiamoci tutti ma solo per vie platoniche of course) e a volte un po’ troppo tra le nuvole. Ciò che mi ha pesato di più nella lettura è il suo continui rimando a Dio, con cui pur mantenendo le distanze, lo tira in ballo un po’ troppo spesso e in un modo talmente poetico e ‘da fervido credente’ da farmi venire il latte alle ginocchia.
A conti fatti, secondo me il problema maggiore di chi condivide i suoi pensieri ed episodi del passato è quanto questi possano interessare agli altri. Mentre in un racconto si può mantenere un certo pathos e suspance costruendo una storia articolata ed intrigante, raccontando la propria vita o è veramente stata avventurosa o è una ‘vita tra le tante’ (certo, con qualcosa che magari non è accaduto agli altri ma non così eclatante da attirare l’attenzione). Bene, la Tamaro rientra nella seconda categoria.
Senza contare i pensieri dello scrittore: quanto possono essere rivoluzionari, quanto danno nuovi punti di vista, quanto destabilizzano i lettori mostrando una realtà insolita per loro? Se lo sono poco o niente risulteranno noiosi (un po’ come quelli che su FB mettono il loro ‘pensiero della sera’ convinti di stupire o commuovere o coinvolgere, mentre alla fine è solo un ‘già sentito dire migliaia di volte’ che annoia e stanca). Anche qui la Tamaro vacilla (certo, è difficile dire qualcosa di nuovo; ormai si è già detto tutto. Quindi non resta che ribadire ciò che sanno già tutti ma in modo più accattivante. C’è a chi basta questo e chi non si accontenta. Voi a quale gruppo appartenete? Se siete nel secondo, lasciate perdere questo libro).
Ma allora è un libro da buttare?
No, perché tutto sommato qualche bella verità la si trova, qualche ‘già letto’ ma scritto in una maniera migliore spunta fuori in questo centinaio di pagine, qualche episodio della sua vita incuriosisce. Certo, deve comunque piacere la Tamaro altrimenti il suo stile narrativo induce sonnolenza. Ho dovuto leggere il libro in due trance perché, lo ammetto, mi stava annoiando (e il discorso religioso, infastidendo (ma questo è a causa del mio rapporto ‘travagliato’ con la religione) e considerate che io sono, diciamo, un fan di Susanna).
Ergo, un libro che può piacere ma solo se si è appassionati di questa scrittrice. Mentre gli altri dovrebbero, prima di questo, leggerne altri.
lunedì 26 ottobre 2015
Dragonball Z: la resurrezione di F
Seriamente, più fanno film su Dragonball e più diventa
imbarazzante guardarli.
Voglio dire, quelli della mia generazione sono cresciuti
a Cavalieri dello zodiaco, Kenshiro e Dragonball… Ecco spiegato perché certe
sfrontatezze a dei mostri sacri di cartoni non si devono fare per nessuna
ragione, previo linciaggio pubblico nella piazza del paese (vogliamo parlare
della sigla di Lupin scritta da Moreno? No, dico, vogliamo proprio parlarne? Vogliamo
che si levi un bestemmione nazionale udibile quasi in Groenlandia se gli
abitanti non avessero le orecchie tappate dal cerume ghiacciato? Perché è
risaputo, centinaia di anni fa sono state create le bestemmie unicamente in
previsione di questa sigla e dell’impatto che avrebbe avuto su tutti noi fan
(di Lupin, non certo di Moreno).
Comunque, non divaghiamo.
Cosa ne penso dell’ultimo film di Dragonball?
Orbene, bastano solo i primi trenta secondi a bollarlo
come enorme puttanata offesa verso tutto ciò che di epico ed emozionante
c’era in Goku and C.
Mentre i film normali di azione e di supereroi cazzuti si
aprono con almeno quattro scazzottate, un paio di esplosioni e qualche
grattacielo che crolla (vedi ad esempio fast and furious 7 o gli Avengers),
Dragonball si apre con dei pupazzi in versione orchestra Casadei con tanto di
fatine che svolazzano allegramente intorno ad un albero.
Ora, puoi tu amabile cazzone ingenuo sceneggiatore
incominciare un film del genere con degli orsacchiotti? Io capisco che un po’
di pirlaggine in Dragonball c’è sempre stata, ma ti ricordo che gli allora
bambini che seguivano il cartone adesso sono adulti e si aspettano che si sia
evoluto anche il contesto e le atmosfere (il fatto che io a tre anni guardavo i
Teletubbies non significa che a venti me li riproponi nella stessa salva: se
vuoi mantenere dell’entusiasmo dell’allora tuo piccolo fans, minimo adesso
dovrebbero essere in versione horror, ovvero che si sbranano fra di loro, con
il bambino/sole che defeca sulla loro testa perché si è strarotto di sentire i
loro nomi di merda e vuole vendicarsi cambiando il colore della loro
pelliccia).
Poi, passiamo oltre: ok l’idea di Freezer ma imbastiamo
una trama un po’ più complessa del ‘Adesso sono tornato e mi vendico, vado
sulla terra e ammazzo tutti. Visto che genio che sono?!?!?’.
Che, ribadisco, ci potrebbe anche stare per un pubblico
di cinque/sei anni. Ma già quelli di sette vogliono qualcosa di più complesso.
Figuriamoci quelli di venti/trent’anni!
E ancora, i più babbi di minkia del pianeta (in rapporto
a potenza con Freezer) vanno a combatterlo e (mini-spoiler) tu Crilin dici ad androide 18 (che è ben più potenti
di tutti quelli che combatteranno contro il nemico messi insieme) di restare a
casa… E lei accetta pure? Ma quando mai persona/robot minimamente intelligente
concepirebbe una soluzione simile? (chiuso
mini-spoiler).
Ma poi, puoi far combattere Gohan in tuta da ginnastica?
E’ come guardare Platinette in autoreggenti e completino di pizzo: non si può
guardare, per Dio! Cioè, passa da ragazzino stra-cazzuto a pantofolaio
accasato? Ma sparatevi tutti!
Senza contare che per la maggior parte del tempo i
personaggi si comportano da veri imbecilli (specialmente i due ‘allenatori’ di
Goku: divinità idiote patite di dolci… Ma ci siete o ci fate?).
E vogliamo parlare della trasformazione di Goku e Vegeta?
Siamo passati da un super sayan stracappellone a… un punk sfigato? Ma invece di
evolvere regrediscono? Ma allora mettetevi pure la tuta da Sailor Moon e il
marsupio di Doraemon!
Ma poi (mini-spoiler):
manco una fusion fate? Ma fatene almeno una con un chiwawa così ci facciamo
almeno quattro risate! Manco quella (chiuso
mini-spoiler).
Un’ora e mezza di film di cui più di un’ora a
tergiversare e a fare qualche misero combattimento (anche se ho apprezzato come
i personaggi secondari hanno usato le loro ‘armi speciali’ contro i nemici, in
ricordo dei nostalgici vecchi tempi) arrivando così al combattimento clou che
si è già così delusi, amareggiati, incattivati e annoiati e
cazzounfilmdecentedigokumai,perDio? che ogni cosa facciano di spettacole ed
avvincente (poca roba comunque) passa in secondo piano.
Peccato perché dovrebbero sfruttare meglio le
potenzialità di questo cartone storico.
Morale: se proprio non potete farne a meno e volete darci
un’occhiata, saltate tutta la prima parte e guardatevi il combattimento finale.
Almeno avrete avuto la parvenza di vedere un film passabile.
giovedì 22 ottobre 2015
Zine! n.17
E' uscito il nuovo numero di Zine!
Accorrete numerosi perché c'è una mia intervista ai Paguri (vi dice niente 'Don Zauker' e Nirvana'?) e un mio racconto breve.
Potrete leggere la rivista a questo indirizzo: http://issuu.com/fumettisulweb/docs/fsw_zine_16
lunedì 19 ottobre 2015
Capodanno 2015 con Gigi D'alessio
Ora, chiariamo che io non sono contro Gigi D’Alessio (lo
dimostra il fatto che alcune canzoni non mi dispiacciono neanche poi tanto) è
il criterio con una rete nazionale mette lui e sua moglie (gnocca quanto vuoi
ma non certo il non plus ultra della soubrette/spalla/conduttrice) a condurre
lo show di Capodanno che mi lascia perplesso.
E ancor peggio mi turba accorgermi di come un duo del
genere l’anno scorso ha fatto un botto di spettatori. Voglio dire, se l’han
fatto loro, cosa diavolo hanno proposto come ‘valida’ alternativa le altre reti
(probabilmente dei film dei Vanzina, una rassegna di documentari del dopoguerra
in russo con sottotitoli in spagnolo, un concerto di nacchere, un coro di
ultracentenari trasmesso dall’ospizio di Sannazzaro de Burgondi e una
televendita di supposte per rinoceronti stitici).Ma metteteci Luca e Paolo con la Littizzetto o i comici di Zelig o un Ligabue e un Vasco (certo, magari gliel’hanno anche proposto ma loro gli avranno anche riso in faccia:‘Dai, siamo seri, noi siamo veri artisti! E dopo il Capodanno cosa ci proponete di fare, l’Isola delle stelle cadute nell’oblio? Ché un’artista ha anche una sua dignità, eh’.
È come se proponessero alla Pausini di cantare il jingle della pubblicità degli assorbenti interni o a Umberto Eco di scrivere la sceneggiatura del prossimo cine-panettone o al Papa di benedire una coppia di gay che si sono tatuati sulla fronte ‘666’. Dai, siamo seri!!!
Tutto questo per dire cosa: che io come l’altro anno neppure per sbaglio capiterò sul Capodanno della famiglia D’Alessio e intanto temerò di sapere il share quant’è stato.
martedì 13 ottobre 2015
pixel
Parliamone: uno lo sa che se va a vedere un film del
genere non si può aspettare nulla di buono e che uscirà dal cinema pensando di
aver buttato nel cesso otto/dieci euro. Dato che già che c’è ‘l’uomo flop-movie
Sandler’ come attore è sinonimo di film pessimo. Se poi te lo trovi anche come
produttore è la morte del cinema.
Ma fa proprio cagare ‘sto film?Beh, diciamo che mi ha fatto lo stesso effetto di tutti i vari cine-cagata-panettoni italiani: Natale a Beverly Hills, Natale a Miami, Natale a Rio, Natale a Chemerdadifilm York. Disgustorama.
Rientra tra quei film che guardo quando ho problemi di stitichezza e ho bisogno di quella marcia in più per andare di corpo.
Il problema vero e proprio è che vanno a prendere delle pietre miliari degli anni ’80 che hanno un potenziale enorme, smisurato… E ci gettano sopra palate di letame (senza neppure un misero Arbre Magique a coprire un minimo l’odore).
Giocano sulla nostalgia di chi li ha vissuti a pieno regime quegli anni… Ma rovinano tutto con una trama veramente troppo debole e stupida per fare colpo. Che ci può anche stare la trama esile se solo poi la infarcisci di gag esilaranti, raffiche di rimandi al passato e nostalgie canaglie a palla… Invece no, è un susseguirsi di battute deboli, scene scontate e dinamiche che sai già dove andranno a parare.
Qualche idea originale non è neanche da buttare (le auto di vari colori che rappresentano la versione reale dei fantasmini di Pac-man mi ha fatto sorridere) ma non è sufficiente.
Non è tanto che sia un film stupido. È che lo è andando a toccare i mostri sacri del nostro passato: questo è un affronto, un colpo basso, una bastardata.
Che dire, un film che non andrei a vedere al cinema manco se mi regalassero il biglietto (forse se mi pagassero, ma solo se posso nel frattempo ascoltarmi della buona musica con l’mp3 e navigare sul mio cellulare per tutto il tempo), che mostrerei al mio peggio nemico come strumento di tortura per estorcere informazioni segretissime e che userei ogni qual volta i problemi di stitichezza raggiungessero livelli pericolosi per la mia salute e ho bisogno di un rimedio rapido e invasivo per risolverli.
Il definitiva: se volete mantenere un bel ricordo dei tempi andati, non guardatelo. Altrimenti rischiate che ogni volta che ripenserete alle vostre giornate di ragazzi passate in salagiochi si sovrapporrà qualche scena di Pixels, il quale annienterà i bei ricordi e vi farà crescere solo il desiderio di uno sterminio di massa in uno studios americano.
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