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mercoledì 23 marzo 2016

Frozen - la colonna sonora


Come annunciato nel post precedente, Frozen ha portato sì tante persone allo sbadiglio facile e all’ira gratuita per i soldi del biglietto buttati nel cesso, ma una cosa buona l’ha fatta: la colonna sonora.
… No, non sto parlando di tutta la colonna ma della canzone ‘ufficiale’: Let it go.
E no, non quella in inglese ma una versione che a me ha intrippato non poco: è la versione mixata con tutte le cantanti dei diversi paesi in cui è stato trasmesso il film (ok, non tutte. C’è una versione extended a 42 lingue, rintracciabile sempre su youtube).
Sarà che a me piace ascoltare la musica di tutto il mondo e non mi accontento di quelle che le grandi major discografiche americane ci propinano, fatto sta che questa versione multietnica mi ha emozionato.
Oltretutto, ciliegina sulla torta, a cantarla sono delle gran tope professioniste mica da ridere.
Certo, a ben guardare:
-la tedesca sembra incazzata nera. Secondo me nel fuori-onda si è messa a mordere il microfono per sfogare la rabbia.
-la polacca ha la pettinatura di un yorkshire: si vede che credeva d’interpretare una canzone di Lilly il vagabondo.
-la serba si è confusa: credeva di dover recitare in un film sadomaso. La vedrei bene con frustino e abbigliamento tassativamente in lattice.
-la portoghese vince il premio come miglior interpretazione. Sembra così convinta di essere la protagonista che è quasi un peccato disilluderla. Anche perché l’unico modo che ha per ‘congelare’ un uomo è dirgli che lui è padre del bambino che lei ha in grembo.
-la belga c’ha preso gusto invece. L’ultimo suo sguardo sembra dire: ‘Mò vengo e faccio il culo a tutti’.
-le spagnole? Beh, io sono di parte. A me sentire una ragazza parlare in spagnolo fa sesso. Non so, si vede che in un’altra vita ero un Don Giovanni spagnolo… Peccato che la spagnola è vestita da scolaretta anni ’30 e la catalana da boscaiola.
-in compenso la giapponese la trovo incantevole (e la sua lingua sta proprio bene con questa canzone).
-e l’italiana? Mah, diciamo che l’erba del vicino è sempre più verde. Ma anche lei tutto sommato fa la sua porca figura, dai.
Infine, menzione speciale per l’ungherese. Fa venir voglia di mollare tutto e trasferirsi in Ungheria. L’avrei premiata come miglior cantante anche se fosse stata muta…

mercoledì 24 febbraio 2016

Frozen, il film


Che dire di questo film della Disney? Ho resistito dieci minuti, poi ho ceduto al lato oscuro del tasto Stop.
Nulla da dire sull’animazione: spettacolare come sempre.
È questo brutto vizio di far cantare la protagonista in ogni situazione che mi sta sul gozzo.
Voglio dire, va bene una canzoncina ogni tanto (vuoi mettere quella del Re Leone all’inizio del film? Quella sì che spaccava di brutto). Ma poi dateci tregua!
Ogni passo della tipa era una canzone. Si lava i denti? Vai di canzone. Corre nel corridoio? Via ad un’altra canzone. Va in bagno e intasa il water? E facciamoci su una canzone. E che palle!!!!
Lo ammetto: non posso farci una recensione completa perché non l’ho visto.
Ma ho chiesto in giro e aimè il commento era unanime: graficamente è una meraviglia ma le canzoni rovinano tutto.
Forse va bene per una bambina di 6 anni. Già un bambino storce il naso. Un adulto torna in biglietteria a pretendere i soldi indietro sentendosi truffato.
È un film per bambine. Ne più ne meno.
Quindi fatelo vedere a vostra figlia. E mentre lei se lo gusta con sguardo incantato e sognatore, voi andate a fare l’amore in camera da letto. Anche se avere come sottofondo certe canzoni non è il massimo per stimolare la libido.

Eppure qualcosa di buono è nato da questo film… Ma ve lo dirò nel prossimo post…

giovedì 7 gennaio 2016

Snoopy and friends – il film dei Peanuts


Che dire? Vado controcorrente.
O meglio, guardo il film con l’ottica di chi ha letto poco e niente delle strisce dei Peanuts, quindi ho una visione più critica e meno nostalgica-romantica.
Partiamo? E andiamo!
Sostanzialmente è un film per bambini ma che strizza l’occhiolino all’adulto che si identifica con almeno uno dei suoi protagonisti (specialmente in Charlie: un bambino con un senso di rivalsa verso quel mondo che lo deride e sottovaluta… Chi non ha provato i suoi stessi sentimenti almeno una volta?).
Poi ci sono i tanti rimandi alle strisce e a quelle piccole perle che caratterizzano ogni personaggi (la mitica coperta di Linus, il pianoforte di Schroeder ma soprattutto gli scontri tra Snoopy e il Barone Rosso).
Senza contare che il tutto è stato disegnato in modo adorabile e dai colori tenui, impreziosito da alcune trovate simpatiche (tipo i caratteri tipografici sopra la testa di Snoopy mentre scrive a macchina).
Quindi mi è piaciuto?
No. Perché, oltre a essere un film un po’ troppo per bambini (non c’è quella profondità esistenziale e malinconica che avrebbe conquistato, e fatto riflettere, gli adulti), sembra una puntata qualsiasi di una serie animata.
Non so, è come se non fosse un lungometraggio con una trama solida e completa, una trama che spicca su altre produzioni, ma che abbiano preso una puntata qualsiasi di un cartone e l’hanno diluita in un’ora e mezza.
Senza contare che gli scontri aerei di Snoopy, pur essendo visivamente piacevoli e ricchi di azione, sono un po’ troppo presenti (risultando alla lunga noiosi): rubano la scena a quella che dovrebbe essere la storia portante. Mi ha dato l’impressione che avessero scritto la storia principale, poi hanno visto che era troppo breve e allora l’hanno riempita di Snoopy vs Barone Rosso.
Ergo, un film che sicuramente piacerà ai bambini, che farà sorridere i nostalgici ma che, ad un neofita delle strisce non dirà niente.

lunedì 28 dicembre 2015

Everest


Partiamo dalle conclusioni (oggi mi gira così, va).
È un film che terrei nella mia videoteca personale? No.
Quindi è brutto? No.
Allora è bello? Ni.
Si lascia guardare? Certo, anche se deve piacere il genere (drammatico) e/o devi adorare la montagna.
Chiuse le conclusioni, passiamo alla recensione vera e propria.
‘Everest’ è un film tratto da una storia vera.
Trama: cavalcando l’onda dei viaggi-avventura, ecco che si aprono le frontiere nello scalare l’Everest anche ai non professionisti (basta avere i soldi e si arriva ovunque, no?).
È così che alcuni alpinisti (con  schiavi sottopagati uomini del luogo addetti al preparare il passaggio per i paganti) accompagnano nella scalata un gruppo di turisti, tra cui una donna (con due palle più grosse di quelle di Mike Tyson quando ha vinto il titolo mondiale di boxe). Peccato che durante la scalata una tormenta investe i nostri sfigati prodi avventurieri, con tragiche conseguenze per alcuni di loro.
Ci s’immedesima subito nei protagonisti e nel loro soccombere dinnanzi alla Natura (è lei che ne esce vincitrice, pur non vedendola salire sul podio… Hanno tagliato quello spezzone di film in quanto troppo strappalacrime). Pensare solo di essere a migliaia di metri d’altezza con nessuno che ti viene a salvare e con la neve che lentamente ti gela il corpo, fa rabbrividire (sempre per restare in tema…).
È palese l’attacco del regista a questa filosofia dei viaggi organizzati no-limits (anche se, ammettiamolo, vuoi mettere riunirsi dopo le ferie con gli amici e mentre gli altri se ne escono con ‘Io sono stato ad Ibiza’, ‘Io a Londra’, ‘Io a New York’, salti su e te ne esci con un bel ‘Io ho scalato l’Everest, SFIGATI!!!!’). Ma questo passa in secondo piano davanti alla drammaticità dell’intera vicenda e al perenne dubbio: ‘Chi morirà? Chi sopravvivrà? Scommettiamo un pacchetto di sigarette?’.
C’è da una parte l’aspetto eroico di chi vuole raggiungere la vetta e sentirsi padrone del mondo mentre dall’altro la natura che ride di questa patetica onnipotenza gridando loro un bel ‘Suuuuuca babbei!’.
Il film può essere diviso in due parte: la prima è più una presentazione dei personaggi e una preparazione all’impresa mentre la seconda è un ‘La morte ti ha quasi raggiunto: sei fottuto’. Entrambe hanno una loro ragione di esistere e realizzate in modo tale da non annoiare mai.
Non c’è nessuna storia d’ammmmmmore a rompere le scatole (ne uomini alla Brad Pitt senza magliette e con gli addominali al vento presenti solo per far sbavare le spettatrici), o comunque presentata in modo talmente marginale da non far venire il latte alle ginocchia agli spettatori. C’è solo la natura e l’uomo che vuole dominarla con frustino, completo sadomaso di lattice e vaselina pronta all’uso.
‘Ma allora se ti è piaciuto così tanto perché non entra nella tua videoteca?’, vi chiederete voi, baldi giovani lettori.
Perché, per quanto l’abbia apprezzato, trovo sia uno di quei film che si guardano una volta sola. Una seconda sarebbe eccessiva, almeno per me, estimatore di Marvel e di American Pie (nessuno è perfetto, no?).
Ergo, guardatelo perché sicuramente merita più di tanti altri film realizzati in questi mesi. E poi si vedrà.

martedì 17 novembre 2015

Fury


Per quanto non mi piacciano un granché i film di guerra (mi rimandano sempre alla conclusione che l’uomo è proprio un essere stupido) ciò non toglie che li guardo perché anche in essi trovo qualche spunto di riflessione interessante.
Comunque, parliamo di Fury, film incentrato su un carrarmato e i suoi occupanti, in giro per la Germania nella seconda guerra mondiale.
Ci sono i classici cliché caratteriali dei personaggi: quello cagasotto, il capo figo autoritario ma sensibile e i soldati ‘capatonda’ che pensano solo a scopare superficiali e rissaioli. E poi c’è la guerra, con il suo odio, la sua violenza gratuita e la sua insensatezza.
Il carrarmato è solo un escamotage per raccontare la guerra da una prospettiva inusuale (e per mostrarci la spettacolarità di certi scontri, dove ovviamente l’americano figo e cazzuto ne esce vincente). Si alternano così momenti di azione seguiti da istanti di calma apparente (vedi il ‘pranzo’ nel villaggio).
In film parte bene e continua meglio, con scene che riportano alla crudeltà della guerra e fanno assaporare l’amaro sapore di come ci si deve sentire a viverla, ad esserci dentro.
Il film merita di essere guardato soffermandosi sull’assurdità di ogni conflitto passato, presente e futuro, e su come questo lascia tracce indelebili in chi l’ha vissuto.
Peccato che si concluda il tutto con la solita puttanamericanata in stile Mission Impossibile. Lo scontro finale  è esagerato e paradossale, cozzando così con il resto del film iper-realistico, e gli americani fanno come al solito la figura dei supereroi che, con uno stuzzicadenti, una limetta per le unghie e ballando la mazurca con i polsi legati, sgominano i nemici.
E concludo aprendo una parentesi: ma c’era proprio bisogno di mostrare Brad Pitt a petto nudo? Voglio dire, era funzionale alla storia quella scena? O forse è stata messa solo per far sbavare le ragazze/donne in sala? Sì, lo so, brutta bestia l’invidia J

lunedì 9 novembre 2015

inside out


… E poi guardi un film d’animazione e ti accorgi che a volte anche tra i ‘cartoni’ si trova un piccolo capolavoro, non tanto in trama ma com’è stato imbastito il tutto, come hanno concepito il mondo in cui è tutto ambientato e come tante, piccole situazione ed idee sono metafore di qualcosa di più profondo e su cui riflettere.
‘Inside Out’ è un film per bambini ma con un occhio di riguardo agli adulti, un film che può essere visto a più livelli, uno più profondo dell’altro. E non ci vuole un genio o uno psicologo per capire che dietro a questo film c’è molto più di ciò che mostra in superficie (un banale ‘tentativo di tornare a casa’ dei due protagonisti costernato di difficoltà ed imprevisti).
Se lo si guarda come un qualsiasi film d’animazione, questo scorre veloce senza nessun momento di noia: i personaggi sono ben definiti e anche i comprimari (tanti) non sono lì ‘tanto per’ ma hanno una loro utilità e caratterizzazione.
Ci sono momenti divertenti, avventurosi e commoventi: tutti elementi ben amalgamati, come solo la Pixar sa fare, e al loro giusto posto nell’universo narrativo.
La grafica è ciò che si aspetta da Pixal: pulita, essenziale, d’impatto e ottimamente realizzata (pur mantenendo gli standard del film d’animazione per bambini, ovvero molto fumettoso e colorato).
… E poi ti stupisci di come forse la mente umana si muove proprio così e basterebbe dare più libertà ad una emozione e a ciò che comunica per essere un po’ più sereno e felice ma senza dimenticare le altre, che in fondo sono parte integrale di noi e ci danno a loro modo ciò di cui abbiamo bisogno per crescere.
‘Inside out’ è una grande metafora di cosa si muove dentro di noi, di cosa possediamo e abbiamo dimenticato e di come quest’ultimo sia comunque servito a formarci. Un affresco in fondo leggero e simpatico di un concetto profondo e complesso quanto è appunto la nostra mente e le nostre emozioni in subbuglio.
Non ho molto altro da aggiungere se non che è uno di quei film che meritano di essere guardati: una volta con gli occhi del bambino divertito e l’altro dell’adulto che cerca di leggervi concetti profondi e rivelatori.

lunedì 26 ottobre 2015

Dragonball Z: la resurrezione di F

Seriamente, più fanno film su Dragonball e più diventa imbarazzante guardarli.
Voglio dire, quelli della mia generazione sono cresciuti a Cavalieri dello zodiaco, Kenshiro e Dragonball… Ecco spiegato perché certe sfrontatezze a dei mostri sacri di cartoni non si devono fare per nessuna ragione, previo linciaggio pubblico nella piazza del paese (vogliamo parlare della sigla di Lupin scritta da Moreno? No, dico, vogliamo proprio parlarne? Vogliamo che si levi un bestemmione nazionale udibile quasi in Groenlandia se gli abitanti non avessero le orecchie tappate dal cerume ghiacciato? Perché è risaputo, centinaia di anni fa sono state create le bestemmie unicamente in previsione di questa sigla e dell’impatto che avrebbe avuto su tutti noi fan (di Lupin, non certo di Moreno).
Comunque, non divaghiamo.
Cosa ne penso dell’ultimo film di Dragonball?
Orbene, bastano solo i primi trenta secondi a bollarlo come enorme puttanata offesa verso tutto ciò che di epico ed emozionante c’era in Goku and C.
Mentre i film normali di azione e di supereroi cazzuti si aprono con almeno quattro scazzottate, un paio di esplosioni e qualche grattacielo che crolla (vedi ad esempio fast and furious 7 o gli Avengers), Dragonball si apre con dei pupazzi in versione orchestra Casadei con tanto di fatine che svolazzano allegramente intorno ad un albero.
Ora, puoi tu amabile cazzone ingenuo sceneggiatore incominciare un film del genere con degli orsacchiotti? Io capisco che un po’ di pirlaggine in Dragonball c’è sempre stata, ma ti ricordo che gli allora bambini che seguivano il cartone adesso sono adulti e si aspettano che si sia evoluto anche il contesto e le atmosfere (il fatto che io a tre anni guardavo i Teletubbies non significa che a venti me li riproponi nella stessa salva: se vuoi mantenere dell’entusiasmo dell’allora tuo piccolo fans, minimo adesso dovrebbero essere in versione horror, ovvero che si sbranano fra di loro, con il bambino/sole che defeca sulla loro testa perché si è strarotto di sentire i loro nomi di merda e vuole vendicarsi cambiando il colore della loro pelliccia).
Poi, passiamo oltre: ok l’idea di Freezer ma imbastiamo una trama un po’ più complessa del ‘Adesso sono tornato e mi vendico, vado sulla terra e ammazzo tutti. Visto che genio che sono?!?!?’.
Che, ribadisco, ci potrebbe anche stare per un pubblico di cinque/sei anni. Ma già quelli di sette vogliono qualcosa di più complesso. Figuriamoci quelli di venti/trent’anni!
E ancora, i più babbi di minkia del pianeta (in rapporto a potenza con Freezer) vanno a combatterlo e (mini-spoiler) tu Crilin dici ad androide 18 (che è ben più potenti di tutti quelli che combatteranno contro il nemico messi insieme) di restare a casa… E lei accetta pure? Ma quando mai persona/robot minimamente intelligente concepirebbe una soluzione simile? (chiuso mini-spoiler).
Ma poi, puoi far combattere Gohan in tuta da ginnastica? E’ come guardare Platinette in autoreggenti e completino di pizzo: non si può guardare, per Dio! Cioè, passa da ragazzino stra-cazzuto a pantofolaio accasato? Ma sparatevi tutti!
Senza contare che per la maggior parte del tempo i personaggi si comportano da veri imbecilli (specialmente i due ‘allenatori’ di Goku: divinità idiote patite di dolci… Ma ci siete o ci fate?).
E vogliamo parlare della trasformazione di Goku e Vegeta? Siamo passati da un super sayan stracappellone a… un punk sfigato? Ma invece di evolvere regrediscono? Ma allora mettetevi pure la tuta da Sailor Moon e il marsupio di Doraemon!
Ma poi (mini-spoiler): manco una fusion fate? Ma fatene almeno una con un chiwawa così ci facciamo almeno quattro risate! Manco quella (chiuso mini-spoiler).
Un’ora e mezza di film di cui più di un’ora a tergiversare e a fare qualche misero combattimento (anche se ho apprezzato come i personaggi secondari hanno usato le loro ‘armi speciali’ contro i nemici, in ricordo dei nostalgici vecchi tempi) arrivando così al combattimento clou che si è già così delusi, amareggiati, incattivati e annoiati e cazzounfilmdecentedigokumai,perDio? che ogni cosa facciano di spettacole ed avvincente (poca roba comunque) passa in secondo piano.
Peccato perché dovrebbero sfruttare meglio le potenzialità di questo cartone storico.
Morale: se proprio non potete farne a meno e volete darci un’occhiata, saltate tutta la prima parte e guardatevi il combattimento finale. Almeno avrete avuto la parvenza di vedere un film passabile.

martedì 13 ottobre 2015

pixel


Parliamone: uno lo sa che se va a vedere un film del genere non si può aspettare nulla di buono e che uscirà dal cinema pensando di aver buttato nel cesso otto/dieci euro. Dato che già che c’è ‘l’uomo flop-movie Sandler’ come attore è sinonimo di film pessimo. Se poi te lo trovi anche come produttore è la morte del cinema.
Ma fa proprio cagare ‘sto film?
Beh, diciamo che mi ha fatto lo stesso effetto di tutti i vari cine-cagata-panettoni italiani: Natale a Beverly Hills, Natale a Miami, Natale a Rio, Natale a Chemerdadifilm York. Disgustorama.
Rientra tra quei film che guardo quando ho problemi di stitichezza e ho bisogno di quella marcia in più per andare di corpo.
Il problema vero e proprio è che vanno a prendere delle pietre miliari degli anni ’80 che hanno un potenziale enorme, smisurato… E ci gettano sopra palate di letame (senza neppure un misero Arbre Magique a coprire un minimo l’odore).
Giocano sulla nostalgia di chi li ha vissuti a pieno regime quegli anni… Ma rovinano tutto con una trama veramente troppo debole e stupida per fare colpo. Che ci può anche stare la trama esile se solo poi la infarcisci di gag esilaranti, raffiche di rimandi al passato e nostalgie canaglie a palla… Invece no, è un susseguirsi di battute deboli, scene scontate e dinamiche che sai già dove andranno a parare.
Qualche idea originale non è neanche da buttare (le auto di vari colori che rappresentano la versione reale dei fantasmini di Pac-man mi ha fatto sorridere) ma non è sufficiente.
Non è tanto che sia un film stupido. È che lo è andando a toccare i mostri sacri del nostro passato: questo è un affronto, un colpo basso, una bastardata.
Che dire, un film che non andrei a vedere al cinema manco se mi regalassero il biglietto (forse se mi pagassero, ma solo se posso nel frattempo ascoltarmi della buona musica con l’mp3 e navigare sul mio cellulare per tutto il tempo), che mostrerei al mio peggio nemico come strumento di tortura per estorcere informazioni segretissime e che userei ogni qual volta i problemi di stitichezza raggiungessero livelli pericolosi per la mia salute e ho bisogno di un rimedio rapido e invasivo per risolverli.
Il definitiva: se volete mantenere un bel ricordo dei tempi andati, non guardatelo. Altrimenti rischiate che ogni volta che ripenserete alle vostre giornate di ragazzi passate in salagiochi si sovrapporrà qualche scena di Pixels, il quale annienterà i bei ricordi e vi farà crescere solo il desiderio di uno sterminio di massa in uno studios americano.

martedì 6 ottobre 2015

Terminator genesys


Uhm uhm uhm. E ancora uhm.
Giudicare terminator genesys rapportandolo ai suoi predecessori è come paragonare un piatto di pasta cucinato in un ‘all u can eat’ cinese con quella della propria mamma: si lascia mangiare ma non è la stessa cosa.
Quindi bocciato in partenza? Ni.
Da una parte… Ehi, ma è Terminator con il buon vecchio Schwarzy!!! Si prova la stessa nostalgica emozioni di quando si è visto l’ultimo Rocky o Rambo solo perché c’era Sly. È come rispolverare i vecchi ricordi di quando quegli attori erano grandi, grossi, atletici e cazzutti mentre impersonavano quelle che sarebbero diventate icone del cinema: il robot spaccaculi, il pugile sfigato con la moglie stra-ultra-cessa che diventa un campione o il veterano che si rattoppa la ferita col punto-croce. Sono i personaggi che hanno fatto la storia: intoccabili.
Ecco perché è difficile giudicare questo film.
Le prime scene, dove lui combatte le sue nemesi dei primi due film, è da strappalacrime: avanti nostalgia canaglia, prendimi e portami via. Poi Schwarzy che fa battute sulla sua veneranda età ci sta proprio bene (come lo sono i suoi ‘sorrisi robotici’).
Poi c’è il colpo di scena sul figlio di Sarah (che per me è stato tale in quanto non avevo visto manco un trailer ma chi l’aveva fatto se l’è trovato spiatellato davanti mandando tutto a ‘donnine della notte’) che porta la trama ad acquistare uno spessore diverso dal previsto. Ci sta. Anche se le pecche logiche fioccano dal cielo, soprattutto se cerchiamo la coerenza con i primi due film della saga.
Quello che infastidisce di più è la scelta dei suoi coprotagonisti, ovvero quelli che interpretano Sarah e Kyle; infatti non ci azzeccano un accidenti. Soprattutto Sarah che dovrebbe essere cazzutissima, una scaricatrice di porto all’ennesima potenza, colei che porta i pantaloni in casa terminator. Ci prova, dai, ma non funziona. È proprio fuori posto. E questo fa perdere pathos alla storia.
Senza contare che se una madre vede il proprio figlio fare il ‘birichino’, dovrebbe almeno dispiacersene o tirargli le orecchie per bene. Invece non si dà sufficiente spessore a questo aspetto (che trovo quantomeno essenziale). Mah.
Per il resto, è il classico film pieno di effetti speciali, scazzottate ed inseguimenti (ovvero ciò che ci si aspetta da un film del genere).
Forse è proprio questo il punto: se lo si guarda pensando sia un film d’azione come tanti, può anche essere apprezzato. Se invece lo si ricollega al filone Terminator invece non regge il confronto (specialmente con i primi due film). Certo, difficile farlo, ma credo ci si potesse almeno provare, fare di meglio. Giusto un pelino di più (anche solo mettere co-protagonisti convincenti).
Un film, in definitiva, che si lascia guardare senza infamia e senza lode. Se vi soffermate più su Schwarzy e meno sui co-protagonisti, se non state troppo a porvi domande sulle pecche logiche della trama, se non vi soffermate dubbio sullo strano non-rapporto madre e figlio, allora potrebbe piacervi questo film. O almeno non desiderare di andare nel passato per dare fuoco (usando i fogli del copione) a tutti coloro che hanno partecipato al film.

martedì 29 settembre 2015

I fantastici quattro



Perché?
Ma perché?
Spiegatemelo: perché?
Come puoi tu, major cinematografica, aver potuto accettare una sceneggiatura simile? Come hai fatto ha sborsare così tanti soldi per realizzare ‘sto film? Ma soprattutto, ma sei fuori a voler produrre anche un seguito????
Io capisco che vuoi fare una versione Ultimate dei FF (per chi non lo sapesse, l’universo Ultimate è un parallelo a quello ‘classico’ della Marvel, dove sono stati ripresentati tutti i supereroi in veste moderna, raccontando le storie dalla loro genesi: praticamente un reboot fumettistico) ma fallo almeno bene, per Dio!
Il discorso è questo: se fosse uno dei tanti film dove s’inventato un supereroe è un conto ma toccare i fantastici quattro e buttarli nel cesso è un’offesa al buon gusto. Piuttosto non farlo!
Partiamo subito dall’inizio a demolirlo: il film ci mostra Reed ragazzino che costruisce un teletrasportatore, lo aziona (e funziona pure!) davanti ai suoi professori… E questi lo insultano pure, lo prendono per il culo???? Ma quando mai? Cioè se avesse costruito una lavagna di sughero avrebbe riscosso maggior successo. Va bene uscire dagli schemi, ma la coerenza prima di tutto. Infatti, già da questa prima scena si capisce che il film sarà una cagata colossale.
Poi, già che mi fai la torcia umana di colore fa storcere il naso (niente razzismo, chiariamolo: è solo che la torcia umana è SEMPRE stata bianca, anche nell’universo ultimate. Non puoi stravolgermi certi pilastri narrativi e di immaginario collettivo. È come se mi raccontassi la storia di Gesù ma con lui nato in Giamaica, con i capelli rasta e che inneggia all’amore e alla cannabis. Sì, è anche divertente pensarlo… Ma se fai una storia che fa ridere. Se vuoi mantenere un minimo di serietà, non ci azzecca un emerito, giusto?).
Ma vabbè, questo è il minimo.
Poi mi dici che la donna (ragazza) invisibile è del Kosovo ed è stata adottata. E vabbè. Mi stravolgi le origini mettendoci dei protagonisti adolescenti babbi di minchia. E lasciamo passare anche questo. Poi zero storia d’ammmmore tra Sue e Reed, niente fantasticar, niente spazio dove acquistano i poteri ma lo ottengono su un altro pianeta, niente Destino sfigurato e niente arti magiche, Sue che prende i poteri… di striscio (ma perché??????), niente ‘etichetta’ fantastici quattro fino a… (niente spoiler) e così possiamo andare avanti all’infinito trovando le incoerenze tra i fumetti e il film.
Ok, ci sta anche lo stravolgere tutto se questo rende più funzionale ed inaspettata la trama (anche se un po’  mi girano comunque i cosiddetti…) però fino ad un certo punto: oltre ci spostiamo sulla fanta-puttanata e sul cadono minkiate a catinelle!
In primis per la scelta dei personaggi che non reggono i loro ruoli: Reed ha proprio la faccia di un babbo di minchia (ok che deve essere un secchione… Ma questo qui ha l’aria di un coglione da prendere a calci nel culo da mattina a sera fino a farsi venire i crampi al piede! È un secchione che cerca di fare il fighetto: il non plus ultra dello squallore), Sue è una spocchiona presuntuosa cagaca..o precisina della fungia ma tendenzialmente sfigatella (che tra l’altro, deve reggere il confronto con Jessica Alba… No dico, JESSICA ALBA: è come paragonare un monolocale alla reggia di Versailles e pensare di avere pure qualche chance), la torcia è un coglioncello ma meno di quanto dovrebbe essere (la torcia è il fighetto del gruppo, è quello sesso-donne-auto-party-divertimento a go go, relegato in questo film a fare una gara in auto e meccanico tuttofare… No comment va) e la Cosa infine sembra una barretta dietetica andata a male (senza contare il suo spessore nel film. Va bene che la Cosa è fatta di, diciamo, roccia, ma questo non vuol dire che deve restare immobile in un angolo a fare la bella statuina?). Ma soprattutto, Dottor Destino… Ma vogliamo scherzare??? Va bene modificare qualcosa del suo aspetto… Ma così è troppo! Non solo è brutto con quelle sfumature fosforescenti verde che lo fanno molto ‘Febbre del sabato sera’ ma non c’entra un emerito con il vero Destino. Così fa proprio cagare!!! Cioè, dovrebbero mettere la sua foto nelle confezioni di lassativo al posto delle pastiglie: apri la confezione, guardi la faccia di Destino e vai che è un piacere!
Ora, capisco che realizzare un film di supereroi di un’ora e mezza riduce certe dinamiche narrative: è normale sacrificare qualcosa… Ma non deve essere a discapito dello spessore dei personaggi! E questo per cosa? Per riempire la prima metà del film non il niente. Hanno usato quello spazio prezioso riempiendolo di puttanate, perdendosi in situazioni inutili e a volte fuori luogo.
Poi nella seconda parte si accelera un po’, raggiungendo l’apice alla fine (tradotto: ‘Cazzo abbiamo fatto un film di supereroi e ci siamo dimenticati di mettere gli effetti speciali e le botte da orbi. Ok, dai, ci sono rimasti gli ultimi cinque minuti: usiamo almeno quelli’). Ma lo scontro finale non soddisfa, lascia perplessi come il resto del film.
Capisco anche i problemi di budget… Ma a realizzare una caratterizzazione dei personaggi migliore, dar loro più spessore, o una migliore sceneggiatura non servono più soldi: serve solo che lo sceneggiatore faccia il suo dovere.
La realtà? Un film che non decolla. Il discorso è: o me ne fai uno con uno spessore psicologico della Madonna (vedi Batman) o giochi sull’ironia (I guardiani della galassia e Ant-man) o mi fai un film d’azione stracazzutissimo (vedi gli Avengers). Un ibrido realizzato tanto per seguire l’onda del successo dei supereroi ma con un budget ridotto ai minimi storici e con sceneggiatura debole non può reggere il confronto, ammettiamolo.
Ma fa così cagare? No, se lo fate vedere ad un bambino di sei anni (mostrandogli ovviamente solo la scena finale: ovvero quei due minuti di combattimenti). Sì, se già lo guarda uno di sette.
Morale: a malincuore (perché è pur sempre un film di supereroi Marvel) non posso che aggregarmi al resto dell’umanità e dichiarare che è proprio brutto, sotto tutti gli aspetti.
Se volete guardarlo fatelo. Ma non merita neppure la corrente per scaricarlo col mulo.

venerdì 25 settembre 2015

Minions


Ci sono cose che imbarazzano l’umanità intera. Ad esempio il successo di ’50 sfumature di puttan di grigio’ o ‘Twilight’ o che i Minions abbiano fatto così tanto successo, al punto che c’è chi sta facendo la collezione di tutto ciò che trova in commercio (un po’ come quelle ragazze che comprano tutto di Hello Kitty… E poi ditemi che siamo ancora gli esseri viventi più intelligenti ed evoluti del pianeta…).
‘Minions’, un film che ha attirato più adulti (ragazze e donne, of course) che bambini.
Ma com’è ‘sto benedetto film? Presto detto.
Iniziamo dalla cosa che più mi ha dato fastidio: la voce fuori campo che all’inizio spiegava e spiegava e spiegava… L’ho trovato insopportabile e fuori luogo, superfluo. Se almeno avessero messo la voce del Gabibbo sarebbe stato un minimo simpatico. Ma così… Noia mortale.
Poi si passa al film vero e proprio.
Ora, le aspettative di tutti erano enormi, merito di ottime clip e trailer… Peccato che, come al solito, si butta nei trailer il meglio del film senza lasciare altro di altrettanto divertente e d’impatto. Un po’ come quando in un film d’azione ti fanno vedere tre minuti di trailer dove ci sono scazzottate, lotte, palazzi che esplodono e pianeti che collassano… Poi vai al cinema e scopri che il resto del film è ambientato in una stanza con due che mentre bevono il the raccontano di quando da piccoli si scaccolavano… Non si fa, no no.
Sul doppiaggio non mi pronuncio perché non sono di quelli che si sofferma molto sulla cosa. Ma ho letto tanti commenti negativi a riguardo. Eh vabbè.
Ma quindi, mi chiederete: il film fa cagare?
No, se si guarda nella giusta prospettiva, quella della leggerezza, del disimpegno, del ‘torniamo bambini e stacchiamo la nostra mente cagacaz… e di precisini della mink… da adulti critici’.
La storia scorre veloce, con tante scene d’azione ed imprevisti che non annoiano mai.
I tre personaggi sono tenerissimi e certe scene fanno sciogliere. Mi è piaciuto un sacco la loro caratterizzazione, specialmente quella di Bob, che ho trovato adorabile (è un puro di cuore… Lo dimostra alla fine con la cattivona di turno… Candido lui).
Il loro linguaggio fa morir dal ridere: è buffo e cercare di capire la lingua di ogni parola pronunciata è un’impresa divertente ed impegnativa.
Lo scontro finale mi è sembrato un po’ sopra le righe, un po’ da film d’azione di spantegoni americani. Ma ammetto che, essendo un film d’animazione comico, ci si può permettere di esagerare fino all’estremo.
Poi, essendo ambientato negli anni ’60 ci sono tanti rimandi ai personaggi che hanno fatto la storia (fantastica la scena con una band inglese di quegli anni… Geniale) e alla colonna sonora. Ma ci sono anche strizzate d’occhio a film di fama mondiale (vedi ‘Rambo’ in primis, per dirne una che salta subito all’occhio).
Infine per quanto riguarda la grafica devo ammettere che spacca: certe scene e scenari sono fatti da Dio (si vede che ne avevano di soldi da usare per la realizzazione…).
Ma quindi è un capolavoro?
No, dai, non caghiamo fuori dal vaso esageriamo.
La realtà è che è un film carino, atto a far sorridere e a far passare un’ora e mezza in leggerezza.
Ovvio, bisogna approcciarsi ad esso nel modo giusto: non dovete avere l’aspettativa di trovarvi di fronte lo spessore di un ‘Up’ o un ‘Wall-e’.
È un film leggero, simpatico e senza grosse pretese.
Il vero problema non è tanto il film ma quanto sia stato osannato dalla tv e dalle ragazzine,donne e babbediminkia (che a furia di mettere post su ‘ste supposte gialle parlanti ti hanno fatto odiare questo film prima ancora di averlo visto… Quindi i pregiudizi hanno superato le aspettative… Peccato perché se non fosse stato così pompato in questi due anni di realizzazione forse sarebbe stato accolto meglio, dai ragazzi).
Ergo, non mi è dispiaciuto anche se onestamente l’unica risata che mi ha strappato è stata quando il minion-chitarrista ha fatto quella performance a fine film. Per il resto, qualche tenerezza me l’ha fatta Bob e qualche scena d’azione non mi è dispiaciuta affatto.
Un film, in definitiva, che ha i suoi lati positivi, che entra nella mia videoteca personale, che mi è piaciuto più di tanti film animati dell’ultimo periodo ma che subisce inevitabilmente il giudizio pre-rotturadipalle delle donne che nei mesi ti hanno stressato con sti omini gialli.

venerdì 18 settembre 2015

Ted2


Ci riprovano i protagonisti a far ridere come nel primo film.
Ci prova anche lo sceneggiatore a costruire qualcosa di nuovo per non essere un banale copia/incolla del predecessore.
Ci provano tutti, dall’orsacchiotto  all’ultimo pirla che passa per strada, a far ridere.
Eppure non mi è piaciuto.
Quella volgarità che nel primo film ha fatto scompisciare, in questo seguito l’ho trovato pura e semplice volgarità fine a se stessa, a tratti persino fastidiosa (e lo dice uno che ha la volgarità facile e lo spirito di un sedicenne sempre-ingrifato… Ed  è tutto dire).
Un film politicamente scorretto che di più non si può. Così scorretto da diventare quasi imbarazzante, quasi fastidioso. Alcune gag le ho trovate troppo ‘oltre’ anche per i miei canoni, e questo ha abbassato il mio personale punteggio sul film.
Anche l’idea dell’orsacchiotto che reclama i suoi diritti di ‘essere umano’: idea dai risvolti etici e morali interessante ma che… Non so… Non mi ha preso appieno. Invece di essere solo il pretesto per raccontare dei cannoni formato missile terra aria e le battute sulle chiappe sode delle pin-up è il fulcro di tutta la storia. Questa porta a mettere troppa serietà in un film che dovrebbe fare ridere della stupidità dell’uomo (volgare e rozzo) medio, cosicché non valorizza ne l’una ne l’altra.
Come sempre, uno di quei film creati per cavalcare l’onda del successo del primo ma proprio per questo non riesce ad eguagliarlo (ne tantomeno superarlo): si è cercato di fare di più, ma l’intento è stato così portato all’eccesso che alla fine invece di renderlo un film migliore l’ha peggiorato.
Non che sia proprio da buttare, intendiamoci.
Semplicemente è uno di quei film da guardare in compagnia di soli uomini, con birrette alla mano, pop corn e rutti e scoregge libere. Si stacca la testa pensante e ci si lascia trascinare indietro nel tempo a quando eravamo quindicenni sboccati, stupidi, infantili, volgari e con la voglia di patata a mille quei desideri adolescenziali di amore casto e puro per una ragazza.

domenica 23 agosto 2015

Ant man


Nuova pellicola dell’universo Marvel, la quale narra le gesta di questo supereroe che indossando una tuta riesce a rimpicciolire le sue dimensioni fino a quelle di una formica.
La trama è classica: il cattivone di turno ha creato un costume per scopi militari rubando l’idea al suo mentore (il quale aveva creato un costume similare anni addietro). Quest’ultimo per sconfiggere il brutto cattivo monello fa indossare il costume ad un uomo con problemi famigliari e di giustizia (dato che era stato in carcere per furto, divorziato dalla moglie e con la figlia che riesce a vederla poco e male… Un po’ la storia del padre divorziato italiano medio).
Oltre agli addestramenti e agli scontri a base di effetti speciali, si dipanano le sottotrame strappalacrime-fazzoletto alla mano tra l’uomo/ant man e il suo desiderio di dimostrare alla figlioletta di essere un brav’uomo e pure figo, tra il mentore e il suo pupillo/cattivone e tra il mentore e sua figlia (Evangeline Lilly, quella di Lost, più topa che mai in questo film).
Come ogni film Marvel che si rispetti, abbondano gli effetti speciali e i ritmi serrati con zero momenti di noia.
Non possono mancare neppure le gag che tanto fanno sorridere nerd e non (me ne sono piaciuti un paio in cui si fa riferimento ad altri film Marvel… Questa modalità continuity da fumetto seriale nei film mi convince sempre più). Ma abbondano anche le frasi ad effetto che lasciano il segno (sia per quanto riguarda quelle drammatiche che quelle ‘epiche’ da ‘andiamo in battaglia e spacchiamo il culo a tutti’).
Il cattivone l’ho visto un po’ poco cattivo (ma aimè se lo vado a paragonare a Joker o a Utron, è come sparare sulla croce rossa: non c’è paragone) ma tutto sommato regge la scena.
Personalmente l’ho trovato qualitativamente un pelo più basso rispetto ad altri film (in primis gli Avengers e i Guardiani della galassia) e ho trovato qualche gag di troppo (problema riscontrato anche in Avergers 2) specialmente quando sono gettate a cazzo in certe scene che richiedono un minimo di drammaticità (ma che ci volete fare? La Marvel ormai è della Disney: tra un po’ troveremo Thor a combattere contro Paperino e Iron Man/Tony Stark a letto con Topolina).
Disney ci avrà messo anche lo zampino nello scontro finale che per quanto in certi momenti mi ha strappato un sorriso, in altri mi ha fatto pensare che ‘cazzo dovrebbe essere un film di supereroi! Manteniamo un certo decoro’).
Ci contro, gli effetti speciali dominano incontrastati come sempre in questo genere e il film scorre che è un piacere. Mi è piaciuto anche l’incontro con un personaggio ‘inaspettato’ (niente spoiler, lo giuro) anche se ad un tratto mi ha fatto sperare anche in un intervento di altri (lì sarebbe stato il non plus ultra) ma era sperare troppo!
E il cameo di Stan Lee??? Me lo sono chiesto fino alla fine… C’è c’è, tranquilli.
Senza contare le due (e sottolineo due) scene di chiusura (la seconda non l’avrei mai capita se non avessi cercato su internet la ‘traduzione’).
In definitiva, un film che non raggiunge i livelli di Avengers 2 (ma credo che quelli siano irraggiungibili) sia come effetti speciali che come spessore dei personaggi coinvolgi (e voi mi direte:’E grazie al cazzo E ci mancherebbe: stiamo paragonando il top dei supereroi Marvel riuniti con un supereroe mignon!’) ma resta un film godibilissimo, ottimo per una serata al cinema scacciapensieri con tutti i requisiti che ci si aspetta da un film d’azione.
Ovvio, se andate a vederlo con l’aspettativa di un film drammatico ‘alla batman’ resterete delusi. Ma se invece lo fate con l’idea di godervi un bel film di scazzottate, effetti speciali e supereroi, è il film che fa per voi.

 
Ps
Comunicazione di servizio
Oh, voi che portate i figlioletti al cinema… Lo capisco che sono bambini e si comportano come tali… Ma PER DIO!, se la sala è mezza vuota ci si aspetta almeno che ci si possa godere una volta tanto un film in santa pace. Avere come sotto fondo un bambino che grida ‘Oh, che belle le formichine ih ih ih’ ci può stare una volta, ma se rompe i coglioni tutto il tempo, no dai.
È nella natura di un bambino fare il bambino… Ma è nella natura di un adulto educarlo. Ed educazione vuol dire innanzitutto non rompere i coglioni alle altre persone!
Ma d’altro canto, cosa ci si può aspettare da genitori quali la mamma che si mette ad un tratto a raccontare all’amica dello shopping che ha fatto il giorno prima? E allora… Beh, andate a fare in culo tutti, dai!
Se volete raccontarvi i cazzi vostri, fatelo in privato e soprattutto in un contesto più idoneo!
Vi ricordo che si dice:‘Andare a vedere un film’. Non ‘Andare a vedere un film con sottofondo di cagacazzi’.
Che se voi avete voglia di buttare 9€ per stare in sala a chiacchierare sono fatti vostri. Ma permettete che io voglia spendere i soldi solo ed unicamente per gustarmi il film in santa pace?
Grazie.

martedì 18 agosto 2015

'Le streghe son tornate' di De la Iglesia


Sarebbe stato uno di quei film che metto come ‘sottofondo audio-video’ mentre faccio altre cose, di quelli che seguo per venti minuti e poi cambio perché disgustato dalla (bassissima, metropolitanica) qualità della trama. Invece mi sono ricreduto.
La prima scena spacca: un furto ad una gioielleria ad opera di un gruppo di mimi della strada con annesso bambino di uno di essi. È azione paradossale pura, di quella che ti aspetti da un film americano. Non certo da uno spagnolo.
Poi c’è la fuga. E da qui la storia prende una svolta da thriller splatter che può o meno piacere.
Diciamo che l’inizio fa sperare il un film capolavoro imprevedibile ed inaspettato, anche se poi si perde un po’ in una fusione di generi che a tratti lascia perplessi. Ciò non toglie che questo è anche un punto di forza perché è un continuo trovarsi di fronte ad un cambio di direzione della trama.
Ci sono varie chiavi di lettura, da quella più superficiale del film grottesco che fa divertire a quella più profonda rappresentata dallo scontro tra sessi, tra personalità forti e sottomesse.
Un film che rappresenta la realtà in modo crudo, a tratti paradossali ma pur sempre concreta.
Certo, certe scene sono un po’ troppo bizzarre (la donna ‘gigante’ è veramente di un grottesco assurdo, tanto da farmi grattare la testa pelata con evidente perplessità) ma tutto sommato sono funzionali alla storia e non rovinano più di tanto l’atmosfera generale (anzi, danno quel tocco di ridicolo in più che non fa mai male).
Ma quindi è un film che spacca?
Mah.
Se fosse stato tutto sulla spettacolarità dell’inizio lo sarebbe stato.
Ma poi si perde un po’ troppo per strada.
O meglio, è la prima scena che è troppo paradossale, facendo passare in secondo piano il resto del film.
In definitiva, non è uno di quei film che metterei nella mia top ten dei preferiti. Ma non lo getterei neppure nel bidone della spazzatura (anche perché ormai straripa di tutti i film dei Vanzina…).
Ergo, consiglio la visione a tutti, sia per coloro che vogliono passare una serata guardando un film old-splatter-style sia per chi vuole cercare un nuovo punto di vista sulla guerra di sessi.

venerdì 7 agosto 2015

Sex movie in 4D


C’era un tempo in cui certi film adolescenziali che parlavano dei loro primi tumulti ormonali hanno fatto storia (primo fra tutti ‘American Pie’).
Poi sono venuti gli altri, che hanno tentato di cavalcarne l’onda convinti che bastasse parlare di tette-culo-pisello problemi sessual-adolescenziali per strappare un sorriso e un voto positivo. Ci provavano anche mettendo della belle ragazze tassativamente tette al vento per alzare … l’entusiasmo.
Ma non ci sono cavoli: se non c’è la sostanza, puoi mettere anche un vagone pieno di patate in bella mostra, dalla più sottile alla più carnosa, da quella più cespugliosa a quella più potata che tanto il ragazzo/uomo medio, dopo il primo entusiasmo da guardone giustificato, passa a modalità noia esponenziale.
‘Sex movie’ rientra in questa categoria: c’è il solito ragazzo sfigato verginello che pensa solo ad una cosa (e non stiamo parlando della playstation), l’amica di cui è innamorato ma che non lo fila manco di striscio, l’amico che (pur essendo sfigatissimo) usando tecniche d’abbordaggio (che solo in un film potrebbero funzionare: nella realtà sarebbero raffiche di due di picche e schiaffi) così raffinate (…) che tromba più di un giocatore di serie A e infine una ragazza vogliosa ma lontana pronta a rendere l’insverginabile finalmente un uomo.
Una storia trita e ritrita, già vista mille volte, che però può distinguersi dalla massa grazie a dei personaggi riusciti, delle battute d’impatto, un evolversi della storia inaspettato ed accattivante, scene epiche e stra-comiche. Peccato che non ha nulla di tutto ciò.
Ci prova, gliene do atto. Ma fallisce.
Non fa ridere, non fa provare emozione, non coinvolge (ci si immedesima di più nella macchina del protagonista che non negli attori… E ho detto tutto), non dice nulla di che. Un film piatto che tenta di guadagnare punti con qualche episodio politicamente corretto, con il lieto fine che non può mancare (cazzo mai una volta che si conclude con un quasi lieto fine: tutti sono felici e contenti, tutti a sbaciucchiare la propria amata quando ecco che cade una bomba e riduce tutti a polvere da bucato… Quella sì che sarebbe una fine degna di nota!).
In definitiva, un film uscito nel 2008 e che ho avuto il (dis)piacere di vedere solo adesso e che non mi ha arricchito neanche un po’. Passerà nel dimenticatoio in 3-2-1-0.


Emh… Di cosa stavo parlando??
Ieri ho visto un film? Ma va?

martedì 28 luglio 2015

Tomorrowland

 
Dal trailer sembra un buon film di fantascienza con effetti speciale a iosa e azione a raffica.
Lo è veramente?
A guardare i primi minuti sembra più una colossale puttanata un classico film per ragazzini. Quando Clooney spiega la condizione del mondo con una voce femminile che scartavetra i suoi (e i nostri) maroni lo interrompe continuamente si ha solo voglia di prendere ed andarsene: questa imbarazzante sequenza è così fastidiosa da spingere a rivalutare in positivo i cinepanettoni italiani (e ho detto tutto).
Per fortuna poi recupera, con scontri a suon di armi fantascientifiche, città futuristiche da sogno e un continuo susseguirsi di azioni e colpi di scena.
Sarà perché io sono sensibile a certe tematiche ( ovvero quel ‘salviamo il mondo prima che sia troppo tardi, coglioni!’) cosicché il film recupera punti. Senza contare che se visto staccando la mente critica e razionale che grida alle incoerenze logiche presenti (un po’ come quando ci si appresta a guardare ‘avengers’) può anche piacere.
Eppure non so, c’è quell’atmosfera fanciullesca di sottofondo che non permette di apprezzarlo appieno. È come se sopra la fantascienza, gli effetti speciali, le botte da orbi e le frasi ad effetto ci sia sempre Topolino che ti strizza l’occhio, che ti saluta col suo guanto anti-malattie veneree.
Forse è questo che penalizza di più, il fatto che abbiano fatto un film per ragazzini pur cercando di accaparrarsi anche il pubblico adulto, tirando fuori però un ibrido che non soddisfa ne una fascia d’età ne l’altra (certi passaggi sono troppo complicati per dei bambini mentre certe leggerezze e scambi pseudo-comici (vedi il famoso inizio, bbrrrrrr) vanno a tratti cadere a picco l’interesse, l’entusiasmo e anche i maroni).
Certo, si resta piacevolmente meravigliati della città ‘del futuro’, le scene d’azioni tengono alta l’attenzione e certi dialoghi apocalittici-save the world danno una marcia in più alla storia… Ma poi ci sono quelle scenette alla bimbo-minkia che tagliano le gambe allo spettatore.
Ciò non toglie, lo ammetto, che come film è migliore di tanti altri visti ultimamente.
Ergo, non è uno di quelli che consiglierei di andare a vedere al cinema, soprattutto se avete più di 11 anni. Ma una serata davanti alla tv ci può stare, dai.
Ma mettete in mute i primi 5 minuti. Vi risparmierete il tempo passato a raccogliere le vostre palle dal pavimento…

mercoledì 24 giugno 2015

fast and furious 7


Fin dalla prima scena partono i botti, o meglio parte la classica ‘americanata’ che ci ha abituato la cinematografia d’oltremanica. E se già l’inizio è esagerato, surreale, figuriamoci il resto.
Dai primi minuti è un’escalation di azione. Due ore di inseguimenti, scazzottate, esplosioni e voli da dirupi. Il tutto riportando pochi o nessun danno. È come guardare un film di supereroi Marvel che scorrazzano con le loro auto.
Come dicevo, si parte già storcendo il naso, pensando a quanto esagerata sia la scena dell’ospedale. Poi se si va avanti è un continuo ‘Mamma mia che puttanata’ ‘Acciderbolina, qui si manda a fanculo tutte le leggi della fisica’, con delle impennate di surrealismo prossimo al paradosso comico come quando (SPOILER) precipitano da un burrone dentro un’auto che si cappotta e accartoccia fino a che, giunti a valle, i due protagonisti escono illesi dal boiler (ormai delle dimensioni di una scatola di fagioli) e la ragazza prova un certo disappunto ad aver perso la scarpa, con tanto di commento che sottintende un: ‘Oh porca vacca, che sfortunella che non sono altro’. E io lì reagisco con un:’Ma vaffanculo te e la tua scarpa: mò mi alzo ed esigo indietro i soldi del biglietto’ (CHIUSO SPOILER).
Senza contare le innumerevoli scene che lasciano il tempo che trovano. Ammettiamolo: possiamo dire quanto vogliamo che un uomo è un duro, ma se becca una spranga in faccia, quello si riprende nel 2028. Invece no, lui se ne piglia altre 50 e ne esce sereno e in pace con il mondo come se fosse appena uscito da una SPA con massaggio cinese compreso nel prezzo.
Ma quindi è un film da scartare?
Ni.
Nel senso, se stiamo a guardare capello (ma non c’è bisogno del capello, basta anche guardare tutta la capigliatura, e pure da un chilometro di distanza), il film fa acqua da tutti i pori, in stile diluvio universale. È un’americanata ai massimi livelli, un film d’azione con scene talmente paradossali da risultare imbarazzanti, inverosimili.
D’altro canto, è uno di quei film che se stacchi il cervello (lo riponi sulla poltrona accanto alla tua e lo lasci lì a sonnecchiare come un gatto svogliato) ti fa esaltare in quanto è un’unica, adrenalinica, azione farcita di esplosioni, bei dialoghi botta e risposta, effetti speciali sapientemente miscelati nelle scene, velocità, uomini cazzutti straripanti di steroidi e di donne che tra un mostrar una tetta e uno spacco vertiginoso se le danno di santa ragione. Che poi è, sostanzialmente, quello che ti aspetti da un film d’azione, no?
Ho letto su internet che la sceneggiatura è stata modificata più volte per omaggiare Paul Walker (deceduto quando ancora il film era in via di realizzazione). Sapendo questo, il film lo si vede anche da una prospettiva più profonda, dato che tanti discorsi e scene si riallacciano metaforicamente alla dipartita dell’attore (che ha il culmine nell’ultima scena, la quale racchiude il senso della vita e della morte). Da quest’ottica il film guadagna punti (ammettiamolo, è solo per questo che il giudizio di critici e pubblico è stato per lo più positivo e benevolo. Se non ci fosse stato questo l’avrebbero bocciato come ‘la solita americanata con tanta azione e poca logica’).
Ergo, un film che comunque dev’essere guardato da chi è appassionato di auto, inseguimenti, intrighi e belle donne. Ma senza riflettere troppo sui paradossi della storia e su quanto realistiche possano essere certe scene (o meglio, tutte).
Certo, alla fine del film non lo considererete uno di quelli che vi ha arricchito interiormente (non lo paragonerete di certo a ‘L’attimo fuggente’ per spessore narrativo e profondità) ma vi avrà fatto passare due piacevoli ore ‘scacciapensieri’.

domenica 7 giugno 2015

Mad max – fury road


Il problema sono le aspettative.
Ovvio che se vai a paragonare i vecchi film di Mad Max con quest’ultimo è come fare un reboot della Torre di Pisa costruendo una torre a forma di fallo post-ingurgitamento di Viagra e pensare che le persone lo apprezzino al pari dell’originale. Naturale che, per quanto possa essere grande e lunga la torre, per quanto la s’impreziosisca di illuminazioni e modalità vibrante (che farà sicuramente la sua porca figura davanti al turista medio), non potrà mai eguagliare (o addirittura superare) la bellezza della Torre di Pisa, no?
Ecco perché chi si appresta a vedere il film rapportandolo ai suoi predecessori resta con l’amaro in bocca.
Perché nascono inevitabilmente delle obbiezioni scomode: ‘Ma questo Max non parla mai’, ‘La storia è un continuo rincorrersi in auto e niente più’, ‘C’è solo azione e nessuna trama’, ‘Alcune trovate (come il chitarrista) sono discutibili’, ecc ecc.
Quindi film bocciato?
No, assolutamente.
Perché, se lo si guarda con la mente libera da pregiudizi e da quel continuo paragonarlo ai precedenti, è un film notevole (sceneggiatori professionisti italiani l’hanno definito un capolavoro… E ho detto tutto. Un po’ come quando Rocco Siffredi dichiara che una donna ci sa fare a letto: se non lo sa lui che ne ha viste più di tutti i calciatori italiani di serie A messi insieme, chi può saperlo?).
A livello visivo è irraggiungibile: vuoi per gli effetti speciali vuoi per le trovate geniale ed originali che permeano tutto il film, l’impatto è sorprendente. La colonna sonora è ineccepibile: si sposa con l’atmosfera generale senza possibilità di ripensamento all’ultimo momento sull’altare.
La caratterizzazione dei personaggi è essenziale ma non per questo perde in spessore. Parlano poco ma quello che dicono colpisce.
Sono due ore di film di continui inseguimenti on the road. Due ore in cui si corre tanto e non si perde il tempo in disertazioni filosofiche e chiacchiere d’intrattenimento. Voi direte:’E che palle!’.
E invece no. Perché non c’è mai un momento in cui ci si annoia. C’è sempre un elemento che tiene vivo l’interesse. Paradossalmente, mi sono più annoiato a vedere lo Hobbit (nel secondo film mi sono pure addormentato…) che Mad Max.
Anche le spiegazioni sono ridotte all’osso: chi se ne frega cos’è successo al mondo, perché si vive in un mondo desertico, perché il protagonista non ha un passato da raccontare in continui flashback che sanno tanto di ‘Lost’, perché le ragazze non sono impazzite a farsi ingravidare da quel cesso megalomane di Immortan Joe e come si fanno ad alimentare le casse del chitarrista. Le domande non contano: conta l’azione pura.
Personalmente non mi sono pentito di aver visto questo film (anche se, lo ammetto, 8.50 euro per un film sono tanti, a prescindere dal film… Poi si lamentano che nessuno va al cinema).
Cmq, avevo aspettative enormi date dai commenti stra-entusiasti dei professionisti del settore, quindi il rischio di delusione era alto, altissimo. Ma non sono stato deluso.
Certo, il discorso due ore on the road non mi ha convinto appieno, ma è solo un’inezia d’innanzi alla potenza visionaria e alle trovate geniali del film.
L’unica pecca è, secondo me, aver realizzato un film che si riallacciasse ai Mad Max del passato, col rischio (com’è appunto accaduto) che i più ‘conservatori’ hanno storto il naso vedendo certe dinamiche dei vecchi film ribaltate.
Forse se non avessero tirato in ballo Mad Max (avrebbero potuto chiamarlo in un altro modo, tipo ’50 sfumature di deserto’, o ‘Natale nel Sahara’ o ‘Havemus Caldus’) avrebbe trovato un consenso ancora maggiore.
Ciò non toglie che sia un film da vedere tassativamente. Possibilmente al cinema. E non dite che non vi avevo avvisato che mi arrabbio!!

domenica 31 maggio 2015

American sniper


Più di due ore per raccontare la vera storia di Chris Kyle, un tiratore scelto americano che ha partecipato alla guerra in Iraq e che ha ucciso più di 160 uomini.
Successo inaspettato al botteghino americano e non solo (in Italia ha guadagnato più di 18 milioni di euro), questo film ha ricevuto pareri opposti: chi lo considera un capolavoro  e chi l’ennesimo film ‘pro-americani quanto siamo fighi quanto siamo buoni’.
Se da una parte è interessante vedere cosa sia accaduto in quei luoghi, quanto stress e tensione ha vissuto il militare americano medio sempre in dubbio se vedrà il prossimo tramonto o meno, dall’altra si resta sempre perplessi su quanto sia realistico, e non di parte quello, che si racconta. Specialmente quando si parla di patriottismo e di ‘siamo sempre noi dalla parte della verità e della giustizia’. Perché si sa che si tende sempre ad omettere gli episodi scomodi quando si vuole rendere migliore una nazione (che è poi la dinamica in ogni cosa… Vedi ad esempio Mc Donald’s che fa la pubblicità del bambino che al ristorante viene un Big Mac… Ma favvanculo!!!! Ma che tu possa mangiarti il tuo benamato Mc per poi passare le successive due ore al cesso a defecare anche l’anima).
Essendo tratto da un romanzo autobiografico di Kyle, le incongruenze tra ciò che è accaduto e ciò che si vede nel film saltano subito all’occhio (anche solo il fatto che tutta la storia è incentrata su questo cecchino ‘nemico’ che ha dato del filo da torcere agli americani… Perché si sa, un nemico brutto e cattivo ci deve sempre essere in un film di ‘supereroi’).
Resta il fatto che, a mio parere, fare un film pro-America e pro-esercito americano è sempre già di per sé di parte. Sarebbe stato bello un confronto, ovvero la prospettiva di entrambi i cecchini, dove lo spettatore viene posto di fronte a chi è veramente il buono e il cattivo e da come a seconda della prospettiva cambiano i due ruoli (cosa che avviene solo in un momento, secondo me, quando ci si sofferma sul cecchino a casa propria, con sua moglie e figlio a seguito… Che è in fondo lo specchio di Kyle: prima di tutto un uomo con una famiglia e dei sentimenti).
Per il resto, il film si muove tra passato e futuro, tra il suo addestramento alla ‘full metal jacket’ e i suoi scontri  sul campo con sporadici ritorni alla sua vita di padre e di americano medio.
Per quanto Eastwood sia un buon regista e la trama possa piacere, resta comunque un film che parla di guerra, di (ingenue) idee sul bene e sul male (che abbindola il patriota medio quanto il cristiano dinnanzi all’apparizione della Madonna dentro una tazzina da caffè… Ovvero si può credere ad ogni cosa, anche alle più assurde (tipo che nel Parlamento italiano ci sono solo politici onesti che lavorano per il bene del popolo) pur di mantenere salde le proprie convinzioni infantili).
Ma parla anche di come la verità è quella propinata dai mass media. Proprio quest’ultimo punto cozza con il mio gusto personale di questo film. Perché sopra l’eroismo del militare medio (americano, italiano, egiziano, indiano, ecc ecc) c’è questa mia vocina che mi strilla in stereofonia nel cervello che in fondo i militari siano solo marionette guidate da chi veramente ha il potere, il quale oltre le dichiarazioni idealistiche e patriottiche nasconde ragioni puramente economiche.
Vedo i militari in guerra e penso a tanta carne da macello sacrificato per il Dio denaro. Questo mina più di ogni altra cosa il mio giudizio sul film.
Per il resto, l’ho trovato il classico film americano sulla guerra, dove i buoni a suon di frasi fatte e da sentimenti da salvatori del mondo vanno incontro alla morte spinti da ideali che lasciano il tempo che trovano.
Che poi, a ben guardare, si è fatta una storia su un cechino in Iraq. Ma alla fine se avessimo cambiato guerra, fazioni in conflitto e colore della pelle dei protagonisti non sarebbe cambiato nulla. In fondo, qui non si parla di guerra in Iraq ma delle tante, stupide, inutili, squallide, guerre che ogni giorno scoppiano e proseguono nel mondo.
Un film, in definitiva, che non entrerà nella mia raccolta. Era giusto vederlo e recensirlo, perché un film che ha fatto successo merita almeno un’occhiata. Ma resterà sempre uno dei tanti che mostra quanto la guerra sia il palese esempio di come ancora siamo primitivi, stupidi ed egocentrici. E adesso andiamo tutti da Mc Donald’s, che se un bambino dice che preferisce il Big Mac ad un piatto di pasta, allora vuol dire che gli hamburger di Mc sono il pranzo più nutriente del pianeta.

mercoledì 27 maggio 2015

Spongebob – fuori dall’acqua


Imbarazzante.
Quei dieci minuti che ho investito per vedere questo film prima di spegnere la tv sono stati imbarazzanti.
Avete presente quando dite: ‘Ho buttato nel cesso dieci minuti del mio tempo’? Ecco, è la sensazione che ho avuto io guardandolo (tentando di guardarlo).
Ora, premetto che io ingurgito film a iosa, senza distinzione di genere e qualità, convinto che nella quantità (tra film scadenti o ignoti o che non hanno sbancato il botteghino) qualcosa di buono si trova sempre. Certo, nel qualcosa ci sono anche tanti film scadenti.
Ecco perché il mio modus operandi è iniziare a guardare un film e se non mi piace passare al successivo (al punto che a volte mi ‘guardo’ quattro film in una serata… Per poi convenire che un quinto film scadente sarebbe stato ‘la morte  mia’, e quindi spegnere tutto e andare a letto).
Ma torniamo a Spongebob.
Dal trailer sembra carino. Quando approdano sulla terra e diventano supereroi con i poteri sembra persino figo e divertente.
Ma qui sta il problema: ci si deve arrivare a quel momento. Ciò che c’è prima fa passare la voglia di arrivarci. Un po’ come quando gli amici ti dicono che una ragazza (che non conosci) a letto è il non plus ultra… Sei ingrifatissimo e già ti immagini l’evoluzione dell’incontro. Peccato che la vedi scopri che: di viso è brutta come un certificato di morte, ha l’alito di un cane in putrefazione, si veste da contadina dell’800 ed fa ridere quanto un clistere di 10 litri nel deretano. Capite che può essere un fenomeno a letto ma se già il primo impatto ti fa gridare di raccapriccio, non è che si può recuperare.
Diciamo che Spongebob perde migliaia di punti fin dai primi minuti (mi pare dal secondo/terzo), quando i gabbiani iniziano a cantare… Già lì le palle mi sono cadute sul pavimento, sono rotolate giù dalle scale e hanno chiesto asilo politico alla cantina.
Un po’ come, per chi l’ha visto, nel film de ‘I cavalieri dello zodiaco’ quando Cancer si mette a cantare e ballare. Lì c’è stato un vomito collettivo di tutti i fans dei cavalieri.
Cmq, resisto all’impulso di spegnere la tv e continuo la visione.
È così che si arriva alla prima scena con Spongebob e amici contro il cattivone giurato del protagonista per difendere la formula misteriosa che rende gli hamburger di quest’ultimo così buoni.
Dopo questa scena ho spento, definitivamente sconfitto dalla delusione.
Intendiamoci: è un film per bambini.
Immagino che loro siano stati entusiasti del film. In fondo, le scene, i dialoghi e la sceneggiatura in generale siano esclusivamente per un pubblico giovane, giovanissimo, praticamente in fasce (è la stessa cosa che ho pensato guardando il film dell’Ape Maia, un altro film da dimenticare…).
Ma un adulto dovrebbe restarne a debita distanza. Non val neppure la pena andare a vederlo se vi regalassero il biglietto.
Che poi mi sono immaginato io padre a portare il mio piccolo a vederlo al cinema.
Voglio dire, ci sono film che fanno più venire l’acquolina in bocca a te che a tuo figlio (i supereroi Marvel/DC, i vari film con i robottoni tipo Pacific Rim o di alieni).
Ma Spongebob… Oh, mio Dio!
Immagino la scena: entro al cinema con mio figlio e partono i primi dieci minuti. Mio figlio di fianco tutto esaltato a ridere e a divertirsi seguendo le gesta del suo beniamino e io accanto a domandarmi cos’ho fatto di così terribile nella mia vita da meritarmi questa punizione divina.
Diciamo che è uno di quei film che dovrebbe guardare chi si è ubriacato e non riesce a vomitare. Così ha almeno due scelte: o mettersi due dita in bocca o guardare ‘sto film.
Forse si metterà due dita in bocca: è meno doloroso.