venerdì 25 settembre 2015

Minions


Ci sono cose che imbarazzano l’umanità intera. Ad esempio il successo di ’50 sfumature di puttan di grigio’ o ‘Twilight’ o che i Minions abbiano fatto così tanto successo, al punto che c’è chi sta facendo la collezione di tutto ciò che trova in commercio (un po’ come quelle ragazze che comprano tutto di Hello Kitty… E poi ditemi che siamo ancora gli esseri viventi più intelligenti ed evoluti del pianeta…).
‘Minions’, un film che ha attirato più adulti (ragazze e donne, of course) che bambini.
Ma com’è ‘sto benedetto film? Presto detto.
Iniziamo dalla cosa che più mi ha dato fastidio: la voce fuori campo che all’inizio spiegava e spiegava e spiegava… L’ho trovato insopportabile e fuori luogo, superfluo. Se almeno avessero messo la voce del Gabibbo sarebbe stato un minimo simpatico. Ma così… Noia mortale.
Poi si passa al film vero e proprio.
Ora, le aspettative di tutti erano enormi, merito di ottime clip e trailer… Peccato che, come al solito, si butta nei trailer il meglio del film senza lasciare altro di altrettanto divertente e d’impatto. Un po’ come quando in un film d’azione ti fanno vedere tre minuti di trailer dove ci sono scazzottate, lotte, palazzi che esplodono e pianeti che collassano… Poi vai al cinema e scopri che il resto del film è ambientato in una stanza con due che mentre bevono il the raccontano di quando da piccoli si scaccolavano… Non si fa, no no.
Sul doppiaggio non mi pronuncio perché non sono di quelli che si sofferma molto sulla cosa. Ma ho letto tanti commenti negativi a riguardo. Eh vabbè.
Ma quindi, mi chiederete: il film fa cagare?
No, se si guarda nella giusta prospettiva, quella della leggerezza, del disimpegno, del ‘torniamo bambini e stacchiamo la nostra mente cagacaz… e di precisini della mink… da adulti critici’.
La storia scorre veloce, con tante scene d’azione ed imprevisti che non annoiano mai.
I tre personaggi sono tenerissimi e certe scene fanno sciogliere. Mi è piaciuto un sacco la loro caratterizzazione, specialmente quella di Bob, che ho trovato adorabile (è un puro di cuore… Lo dimostra alla fine con la cattivona di turno… Candido lui).
Il loro linguaggio fa morir dal ridere: è buffo e cercare di capire la lingua di ogni parola pronunciata è un’impresa divertente ed impegnativa.
Lo scontro finale mi è sembrato un po’ sopra le righe, un po’ da film d’azione di spantegoni americani. Ma ammetto che, essendo un film d’animazione comico, ci si può permettere di esagerare fino all’estremo.
Poi, essendo ambientato negli anni ’60 ci sono tanti rimandi ai personaggi che hanno fatto la storia (fantastica la scena con una band inglese di quegli anni… Geniale) e alla colonna sonora. Ma ci sono anche strizzate d’occhio a film di fama mondiale (vedi ‘Rambo’ in primis, per dirne una che salta subito all’occhio).
Infine per quanto riguarda la grafica devo ammettere che spacca: certe scene e scenari sono fatti da Dio (si vede che ne avevano di soldi da usare per la realizzazione…).
Ma quindi è un capolavoro?
No, dai, non caghiamo fuori dal vaso esageriamo.
La realtà è che è un film carino, atto a far sorridere e a far passare un’ora e mezza in leggerezza.
Ovvio, bisogna approcciarsi ad esso nel modo giusto: non dovete avere l’aspettativa di trovarvi di fronte lo spessore di un ‘Up’ o un ‘Wall-e’.
È un film leggero, simpatico e senza grosse pretese.
Il vero problema non è tanto il film ma quanto sia stato osannato dalla tv e dalle ragazzine,donne e babbediminkia (che a furia di mettere post su ‘ste supposte gialle parlanti ti hanno fatto odiare questo film prima ancora di averlo visto… Quindi i pregiudizi hanno superato le aspettative… Peccato perché se non fosse stato così pompato in questi due anni di realizzazione forse sarebbe stato accolto meglio, dai ragazzi).
Ergo, non mi è dispiaciuto anche se onestamente l’unica risata che mi ha strappato è stata quando il minion-chitarrista ha fatto quella performance a fine film. Per il resto, qualche tenerezza me l’ha fatta Bob e qualche scena d’azione non mi è dispiaciuta affatto.
Un film, in definitiva, che ha i suoi lati positivi, che entra nella mia videoteca personale, che mi è piaciuto più di tanti film animati dell’ultimo periodo ma che subisce inevitabilmente il giudizio pre-rotturadipalle delle donne che nei mesi ti hanno stressato con sti omini gialli.

domenica 20 settembre 2015

Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta di Robert M. Pirsig


Dal titolo si evince che il libro parlerà di zen e motocicletta. Un connubio perfetto per chi simpatizza verso il buddismo e tutte le sue branche e per gli appassionati di motocicletta.
Quindi un libro accattivante che conquista i lettori di entrambi le fazioni e stimola la lettura anche di chi non ne fa parte?
Ma anche no.
È un tomo di 400 pagine in cui ci si aspetterebbe di tutto e di più, sia per quanto riguarda lo zen che per la motocicletta. Peccato che l’aspettativa deraglia ben presto.
Innanzitutto la storia del protagonista che va in giro per l’America in moto con suo figlio e due suoi amici è un susseguirsi di episodi ordinari dove la suspense è categoricamente esclusa. Si parla di moto a volte in modo troppo tecnico per essere capito (con tanto di grafici che lasciano il tempo che trovano), a volte soffermandosi su emozioni legate a questa passione che chi non ne fa parte non può capire.
Dalla sinossi avevo immaginato fosse un libro che parlava di zen DURANTE il viaggio, in stile ‘Mi succede questo e lo zen accorre in mio aiuto spiegandomi cosa sta dietro all’accadimento’ (tipo ‘La profezia di Celestino’, per intenderci. Invece è la storia del protagonista in viaggio intervallata dalla vita di un tale Fedro e della sua ricerca della Qualità. È come se l’autore avesse scritto due libri completamente slegati tra loro e poi, capendo che tira più un pel di… fondere due argomenti che venderli in libri separati. Praticamente ha smussare gli angoli dei due argomenti per dare un minimo di senso a tutto.
Senza contare che di zen c’è poco o niente. E se c’è è nascosto sotto pagine e pagine di ‘sto Fedro che va alla ricerca di cos’è la Qualità. È come se avessero messo nel titolo ‘Zen’ perché era troppo lungo scrivere ‘noiosa rottura di palle filosofica su un argomento che frega un cazzo a nessuno’.
Le parti di Fedro sono noiose, soporifere, da sgrattuggiamento di palle.
Invece di riempirle di perle di saggezza sulla vita, sul mondo, sulle emozioni, su quale congiunzione astrale ha portato uno come Ramazzotti ad avere successo, ha continuato a girare intorno al concetto di Qualità. Che ok, è comunque un argomento interessante che può starci in qualche pagina… Ma interi, lunghi capitoli no, dai. È veramente troppo.
La Qualità sta anche nel sintetizzare un concetto, nel renderlo chiaro e fruibile a tutti. Non nel girare intorno ad un argomento per decine di pagine che, seppur scritte tutto sommato bene, appesantiscono la lettura ed invogliano alla pennichella.
Ok, l’autore avrà pensato che più ci gira intorno all’argomento, più punti di vista ci sbatte dentro, e più la persona ha possibilità di capire ciò che lui vuole dire. Però se il dilungarsi porta solo a fare delle gran ronfate, forse l’obiettivo non è stato raggiunto.
Che dire?
Ci sono libri di gran lunga migliori di questo che parlano di zen. Libri più brevi, concisi, diretti, semplici, alla portata di tutti (tipo ‘lo Zen e il tiro con l’arco’) e più divertenti (tipo ‘Lo zen e l’arte di scopare’) o romanzi che abilmente intrecciano trame fantasiose con perle di saggezza zen (‘la leggenda di Bagger Vance’ o ‘il mondo di Sofia’, da cui sono stati tratti pure due film).
È un libro di 400 pagine che sarebbe potuto tranquillamente stare in 200 e anche queste sarebbero state fin troppe, che tratta da una parte un argomento (la motocicletta) in termini a volte troppo tecnici per interessare il lettore medio (che già non gliene frega niente della moto, figuriamoci di quanti bulloni ha quella del protagonisti, che problemi ha durante il viaggio e le sue soluzione da provetto meccanico) e dall’altra un argomento profondo che tutto tratta fuorché di zen.
Un libro impegnativo, lungo, noioso che ha senso tenerlo sul comodino della propria camera da letto solo come soluzione estrema a quando non riuscite a prendere sonno e avete bisogno di un metodo infallibile piombare nel mondo dei sogni in tempo zero.
In definitiva, è uno di quei libri che guadagnano 10 punti per il titolo azzeccato e -100000 punti per il contenuto.

venerdì 18 settembre 2015

Ted2


Ci riprovano i protagonisti a far ridere come nel primo film.
Ci prova anche lo sceneggiatore a costruire qualcosa di nuovo per non essere un banale copia/incolla del predecessore.
Ci provano tutti, dall’orsacchiotto  all’ultimo pirla che passa per strada, a far ridere.
Eppure non mi è piaciuto.
Quella volgarità che nel primo film ha fatto scompisciare, in questo seguito l’ho trovato pura e semplice volgarità fine a se stessa, a tratti persino fastidiosa (e lo dice uno che ha la volgarità facile e lo spirito di un sedicenne sempre-ingrifato… Ed  è tutto dire).
Un film politicamente scorretto che di più non si può. Così scorretto da diventare quasi imbarazzante, quasi fastidioso. Alcune gag le ho trovate troppo ‘oltre’ anche per i miei canoni, e questo ha abbassato il mio personale punteggio sul film.
Anche l’idea dell’orsacchiotto che reclama i suoi diritti di ‘essere umano’: idea dai risvolti etici e morali interessante ma che… Non so… Non mi ha preso appieno. Invece di essere solo il pretesto per raccontare dei cannoni formato missile terra aria e le battute sulle chiappe sode delle pin-up è il fulcro di tutta la storia. Questa porta a mettere troppa serietà in un film che dovrebbe fare ridere della stupidità dell’uomo (volgare e rozzo) medio, cosicché non valorizza ne l’una ne l’altra.
Come sempre, uno di quei film creati per cavalcare l’onda del successo del primo ma proprio per questo non riesce ad eguagliarlo (ne tantomeno superarlo): si è cercato di fare di più, ma l’intento è stato così portato all’eccesso che alla fine invece di renderlo un film migliore l’ha peggiorato.
Non che sia proprio da buttare, intendiamoci.
Semplicemente è uno di quei film da guardare in compagnia di soli uomini, con birrette alla mano, pop corn e rutti e scoregge libere. Si stacca la testa pensante e ci si lascia trascinare indietro nel tempo a quando eravamo quindicenni sboccati, stupidi, infantili, volgari e con la voglia di patata a mille quei desideri adolescenziali di amore casto e puro per una ragazza.

domenica 6 settembre 2015

daredevil


Sono ancora qua con fazzoletto inzuppato dalle lacrime, tanta è la mia commozione per essermi finalmente goduto un telefilm di supereroi degno di questo nome, uno con la S maiuscola e anche la E e anche tutto l’alfabeto a lettere cubitali.
Perché siamo onesti: non possono essere telefilm di supereroi quelli dove i superpoteri, l’azione, i colpi di scena sono in secondo piano rispetto alle storie d’ammmmmmore da liceale rincoglionita con tanto di lui ama lei che ama l’altro cha ama l’altra che ama un cane che ama la gamba destra del suo padrone. Dai, cazzo!
Prendete Arrow: ho resistito 6 puntate. Poi dopo l’ennesimo pucci pucci amore amore tra il protagonista, la tipa e l’altro ho detto basta. Anzi no, ho guardato per sfizio l’ultima puntata giusto per accorgermi che non mi serviva a nulla seguire tutti i precedenti episodi: si capiva perfettamente cos’era successo prima guardando semplicemente quest’ultima. Ovvero, non era accaduto nulla di rilevante.
Senza contare sense8, telefilm dei creatori di Matrix (che uno pensa: cazzo, se hanno fatto un film come Matrix, questo telefilm dovrà essere un capolavoro all’ennesima potenza). E invece… pucci pucci amore amore tra etero e lesbiche e gay (niente da ridire sugli accoppiamenti: semplicemente che palle sempre scaramucce amorose e coccoline da adolescenti!).
Non ho visto ancora Shield, ma da quel che ho letto in giro è pollice verso il basso e vomito a catinelle.
Invece Daredevil è ciò che dovrebbe essere: un telefilm di un supereroe senza poteri (quindi se le busca di  brutto ogni volta e si deve far ricucire peggio di una maglietta taglia S indossata da un obeso) in un contesto drammatico (senza battutine da ‘scemo e più scemo’ ad alleggerire l’atmosfera) con una continuity serrata (che se perdi una puntata non capisci che cavolo è successo) con nemici cattivi e spietati che non guardano in faccia a nessuno (manco fosse miss Universo in topless) e con qualche accenno di pucci pucci ma talmente marginale da non essere fastidioso o eccessivo.
Daredevil è un uomo con un passato drammatico e strappalacrime, con un presente da vendicatore mascherato in cerca di giustizia e con abilità fuori dal comune che danno dinamicità alle scene d’azione.
Lui soffre, si fa pestare a sangue, si fa inculare (metaforicamente, non biblicamente come i protagonisti di sense8) dai nemici ma ogni volta cade e si rialza, affronta il suo passato per rendere migliore il suo presente, cerca di essere sempre giusto e onesto, senza approfittare dei suoi poteri per mettersi in bella mostra, senza usarli per fare il figo con le donne (del tipo ‘sai cosa dicono dei ciechi? Che hanno il tocco magico… ‘). Un eroe con continui conflitti interiori che lo rendono ancora più umano, ma con quel distacco verso le donne che non lo fanno cascare nella trappola del ‘quant’è bello amore se non è litigarello’.
I coprotagonisti reggono il confronto con una loro personalità marcata e una loro strada da seguire, arricchendo la storia con sottotrame separate da quella principale di Daredevil.
In definitiva, un telefilm che pur essendo Marvel si discosta da tutte le produzioni da festicciola adolescenziale dei film (dove per ogni scena ci deve essere almeno una battuta strapparisatadeinerd altrimenti diventa troppo serio), che ha un suo spessore narrativo drammatico senza perdersi troppo in scene di ‘peace and love’ e che mostra un supereroe tormentato in tutto il suo vivere da uomo normale ma con una marcia in più.
Telefilm promesso.

domenica 23 agosto 2015

Ant man


Nuova pellicola dell’universo Marvel, la quale narra le gesta di questo supereroe che indossando una tuta riesce a rimpicciolire le sue dimensioni fino a quelle di una formica.
La trama è classica: il cattivone di turno ha creato un costume per scopi militari rubando l’idea al suo mentore (il quale aveva creato un costume similare anni addietro). Quest’ultimo per sconfiggere il brutto cattivo monello fa indossare il costume ad un uomo con problemi famigliari e di giustizia (dato che era stato in carcere per furto, divorziato dalla moglie e con la figlia che riesce a vederla poco e male… Un po’ la storia del padre divorziato italiano medio).
Oltre agli addestramenti e agli scontri a base di effetti speciali, si dipanano le sottotrame strappalacrime-fazzoletto alla mano tra l’uomo/ant man e il suo desiderio di dimostrare alla figlioletta di essere un brav’uomo e pure figo, tra il mentore e il suo pupillo/cattivone e tra il mentore e sua figlia (Evangeline Lilly, quella di Lost, più topa che mai in questo film).
Come ogni film Marvel che si rispetti, abbondano gli effetti speciali e i ritmi serrati con zero momenti di noia.
Non possono mancare neppure le gag che tanto fanno sorridere nerd e non (me ne sono piaciuti un paio in cui si fa riferimento ad altri film Marvel… Questa modalità continuity da fumetto seriale nei film mi convince sempre più). Ma abbondano anche le frasi ad effetto che lasciano il segno (sia per quanto riguarda quelle drammatiche che quelle ‘epiche’ da ‘andiamo in battaglia e spacchiamo il culo a tutti’).
Il cattivone l’ho visto un po’ poco cattivo (ma aimè se lo vado a paragonare a Joker o a Utron, è come sparare sulla croce rossa: non c’è paragone) ma tutto sommato regge la scena.
Personalmente l’ho trovato qualitativamente un pelo più basso rispetto ad altri film (in primis gli Avengers e i Guardiani della galassia) e ho trovato qualche gag di troppo (problema riscontrato anche in Avergers 2) specialmente quando sono gettate a cazzo in certe scene che richiedono un minimo di drammaticità (ma che ci volete fare? La Marvel ormai è della Disney: tra un po’ troveremo Thor a combattere contro Paperino e Iron Man/Tony Stark a letto con Topolina).
Disney ci avrà messo anche lo zampino nello scontro finale che per quanto in certi momenti mi ha strappato un sorriso, in altri mi ha fatto pensare che ‘cazzo dovrebbe essere un film di supereroi! Manteniamo un certo decoro’).
Ci contro, gli effetti speciali dominano incontrastati come sempre in questo genere e il film scorre che è un piacere. Mi è piaciuto anche l’incontro con un personaggio ‘inaspettato’ (niente spoiler, lo giuro) anche se ad un tratto mi ha fatto sperare anche in un intervento di altri (lì sarebbe stato il non plus ultra) ma era sperare troppo!
E il cameo di Stan Lee??? Me lo sono chiesto fino alla fine… C’è c’è, tranquilli.
Senza contare le due (e sottolineo due) scene di chiusura (la seconda non l’avrei mai capita se non avessi cercato su internet la ‘traduzione’).
In definitiva, un film che non raggiunge i livelli di Avengers 2 (ma credo che quelli siano irraggiungibili) sia come effetti speciali che come spessore dei personaggi coinvolgi (e voi mi direte:’E grazie al cazzo E ci mancherebbe: stiamo paragonando il top dei supereroi Marvel riuniti con un supereroe mignon!’) ma resta un film godibilissimo, ottimo per una serata al cinema scacciapensieri con tutti i requisiti che ci si aspetta da un film d’azione.
Ovvio, se andate a vederlo con l’aspettativa di un film drammatico ‘alla batman’ resterete delusi. Ma se invece lo fate con l’idea di godervi un bel film di scazzottate, effetti speciali e supereroi, è il film che fa per voi.

 
Ps
Comunicazione di servizio
Oh, voi che portate i figlioletti al cinema… Lo capisco che sono bambini e si comportano come tali… Ma PER DIO!, se la sala è mezza vuota ci si aspetta almeno che ci si possa godere una volta tanto un film in santa pace. Avere come sotto fondo un bambino che grida ‘Oh, che belle le formichine ih ih ih’ ci può stare una volta, ma se rompe i coglioni tutto il tempo, no dai.
È nella natura di un bambino fare il bambino… Ma è nella natura di un adulto educarlo. Ed educazione vuol dire innanzitutto non rompere i coglioni alle altre persone!
Ma d’altro canto, cosa ci si può aspettare da genitori quali la mamma che si mette ad un tratto a raccontare all’amica dello shopping che ha fatto il giorno prima? E allora… Beh, andate a fare in culo tutti, dai!
Se volete raccontarvi i cazzi vostri, fatelo in privato e soprattutto in un contesto più idoneo!
Vi ricordo che si dice:‘Andare a vedere un film’. Non ‘Andare a vedere un film con sottofondo di cagacazzi’.
Che se voi avete voglia di buttare 9€ per stare in sala a chiacchierare sono fatti vostri. Ma permettete che io voglia spendere i soldi solo ed unicamente per gustarmi il film in santa pace?
Grazie.

martedì 18 agosto 2015

'Le streghe son tornate' di De la Iglesia


Sarebbe stato uno di quei film che metto come ‘sottofondo audio-video’ mentre faccio altre cose, di quelli che seguo per venti minuti e poi cambio perché disgustato dalla (bassissima, metropolitanica) qualità della trama. Invece mi sono ricreduto.
La prima scena spacca: un furto ad una gioielleria ad opera di un gruppo di mimi della strada con annesso bambino di uno di essi. È azione paradossale pura, di quella che ti aspetti da un film americano. Non certo da uno spagnolo.
Poi c’è la fuga. E da qui la storia prende una svolta da thriller splatter che può o meno piacere.
Diciamo che l’inizio fa sperare il un film capolavoro imprevedibile ed inaspettato, anche se poi si perde un po’ in una fusione di generi che a tratti lascia perplessi. Ciò non toglie che questo è anche un punto di forza perché è un continuo trovarsi di fronte ad un cambio di direzione della trama.
Ci sono varie chiavi di lettura, da quella più superficiale del film grottesco che fa divertire a quella più profonda rappresentata dallo scontro tra sessi, tra personalità forti e sottomesse.
Un film che rappresenta la realtà in modo crudo, a tratti paradossali ma pur sempre concreta.
Certo, certe scene sono un po’ troppo bizzarre (la donna ‘gigante’ è veramente di un grottesco assurdo, tanto da farmi grattare la testa pelata con evidente perplessità) ma tutto sommato sono funzionali alla storia e non rovinano più di tanto l’atmosfera generale (anzi, danno quel tocco di ridicolo in più che non fa mai male).
Ma quindi è un film che spacca?
Mah.
Se fosse stato tutto sulla spettacolarità dell’inizio lo sarebbe stato.
Ma poi si perde un po’ troppo per strada.
O meglio, è la prima scena che è troppo paradossale, facendo passare in secondo piano il resto del film.
In definitiva, non è uno di quei film che metterei nella mia top ten dei preferiti. Ma non lo getterei neppure nel bidone della spazzatura (anche perché ormai straripa di tutti i film dei Vanzina…).
Ergo, consiglio la visione a tutti, sia per coloro che vogliono passare una serata guardando un film old-splatter-style sia per chi vuole cercare un nuovo punto di vista sulla guerra di sessi.

venerdì 7 agosto 2015

Sex movie in 4D


C’era un tempo in cui certi film adolescenziali che parlavano dei loro primi tumulti ormonali hanno fatto storia (primo fra tutti ‘American Pie’).
Poi sono venuti gli altri, che hanno tentato di cavalcarne l’onda convinti che bastasse parlare di tette-culo-pisello problemi sessual-adolescenziali per strappare un sorriso e un voto positivo. Ci provavano anche mettendo della belle ragazze tassativamente tette al vento per alzare … l’entusiasmo.
Ma non ci sono cavoli: se non c’è la sostanza, puoi mettere anche un vagone pieno di patate in bella mostra, dalla più sottile alla più carnosa, da quella più cespugliosa a quella più potata che tanto il ragazzo/uomo medio, dopo il primo entusiasmo da guardone giustificato, passa a modalità noia esponenziale.
‘Sex movie’ rientra in questa categoria: c’è il solito ragazzo sfigato verginello che pensa solo ad una cosa (e non stiamo parlando della playstation), l’amica di cui è innamorato ma che non lo fila manco di striscio, l’amico che (pur essendo sfigatissimo) usando tecniche d’abbordaggio (che solo in un film potrebbero funzionare: nella realtà sarebbero raffiche di due di picche e schiaffi) così raffinate (…) che tromba più di un giocatore di serie A e infine una ragazza vogliosa ma lontana pronta a rendere l’insverginabile finalmente un uomo.
Una storia trita e ritrita, già vista mille volte, che però può distinguersi dalla massa grazie a dei personaggi riusciti, delle battute d’impatto, un evolversi della storia inaspettato ed accattivante, scene epiche e stra-comiche. Peccato che non ha nulla di tutto ciò.
Ci prova, gliene do atto. Ma fallisce.
Non fa ridere, non fa provare emozione, non coinvolge (ci si immedesima di più nella macchina del protagonista che non negli attori… E ho detto tutto), non dice nulla di che. Un film piatto che tenta di guadagnare punti con qualche episodio politicamente corretto, con il lieto fine che non può mancare (cazzo mai una volta che si conclude con un quasi lieto fine: tutti sono felici e contenti, tutti a sbaciucchiare la propria amata quando ecco che cade una bomba e riduce tutti a polvere da bucato… Quella sì che sarebbe una fine degna di nota!).
In definitiva, un film uscito nel 2008 e che ho avuto il (dis)piacere di vedere solo adesso e che non mi ha arricchito neanche un po’. Passerà nel dimenticatoio in 3-2-1-0.


Emh… Di cosa stavo parlando??
Ieri ho visto un film? Ma va?